Istat, produzione crescita zero

Istat, produzione crescita zero
12 gennaio 2018

La produzione industriale e’ rimasta invariata a novembre rispetto a ottobre, contro le attese degli analisti che si attendevano un aumento congiunturale dello 0,6%. Lo rileva l’Istat. Su base annua, e cioe’ rispetto a novembre 2016, l’indice e’ invece aumentato del 2,2% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a novembre 2016). Nella media dei primi undici mesi dell’anno la produzione e’ aumentata del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre nella media del trimestre settembre-novembre 2017 la produzione e’ diminuita dello 0,2% nei confronti dei tre mesi precedenti. Per quanto riguarda le variazioni congiunturali, sono state positive nel comparto dell’energia (+4,0%) e dei beni intermedi (+0,1%); variazioni negative segnano invece i beni di consumo (-0,7%) e i beni strumentali (-0,3%). In termini tendenziali gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano a novembre 2017 aumenti apprezzabili per i beni di consumo (+3,0%) e per i beni strumentali (+2,8%); piu’ limitato e’ l’aumento dei beni intermedi (+2,1%), mentre una variazione negativa segna il comparto dell’energia (-0,4%). Piu’ tonico, nello specifico, l’andamento per la produzione di autoveicoli che segna a novembre un rialzo tendenziale del 6,3% (dato corretto).

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Nei primi 11 mesi del 2017, e’ salita dell’8,4% (dato corretto) rispetto a gennaio-novembre del 2016. Il dato destagionalizzato novembre 2017 su ottobre 2017 segna un -3,9%, mentre la media mobile trimestrale (settembre-ottobre-novembre 2017 su giugno-luglio-agosto 2017) segna un +4,3%. Tornando in generale all’andamento della produzione industriale, per il Centro Studi Promotor, si e’ tornati al livello del gennaio 2012 con un gap del 6,1% sul massimo del 2011 raggiunto con la ripresina iniziata nel 2009 dopo il crollo del 25,9% a cavallo tra 2008 e 2009 e cio’ dimostra che le misure prese a sostegno della crescita sono ora insufficienti. Negativo anche il commento di Federconsumatori, secondo cui si percepisce “quanto il nostro sistema economico sia ancora permeato da una profonda fragilita’ ed emerge in tutta chiarezza l’esigenza di strategie mirate a rilanciare e rendere strutturale la crescita. Non dimentichiamo che tale andamento si abbina a una allarmante crescita delle disuguaglianze nel nostro Paese e a un trend occupazionale movimentato essenzialmente da contratti a termine”.

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