Rivolta sociale, bilancio sale a 212 morti. Anche i vescovi in piazza, attaccati studenti all’università

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22 giugno 2018

Le forze dell’ordine del governo nicaraguense hanno attaccato un gruppo di studenti che protestavano all’Universita’ autonoma del Nicaragua, nella capitale Managua. Intanto, il bilancio della repressione delle manifestazioni antigovernative in Nicaragua è salito ad almeno 212 morti. Non si fermano, dunque, le violenze negli scontri tra gli oppositori del presidente Daniel Ortega e le forze dell’ordine. Le proteste erano scoppiate il 19 aprile scorso, dopo che il presidente nicaraguense Daniel Ortega aveva imposto tagli ai programmi previdenziali e della sicurezza sociale.

Il dissenso manifestato nelle piazze è diventato la più grande sfida per l’autorità di Ortega dal suo insediamento nel 2007. Il presidente continua a sostenere che nei raduni si siano infiltrati criminali e membri di gang. La Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh) nel suo rapporto finale presentato oggi in una sessione straordinaria presso l’Organizzazione degli Stati americani (Osa), afferma che dall’inizio delle manifestazioni fino al 20 giugno si contano anche 1.337 feriti, oltre a 507 detenuti. La Cidh esprime profonda preoccupazione per l’impatto che l’uso eccessivo della forza ha avuto sui diritti dei bambini e degli adolescenti. Secondo le informazioni documentate dalla Commissione, 16 bambini e adolescenti sarebbero morti nella repressione delle manifestazioni.

La Commissione invita lo Stato del Nicaragua all’immediata cessazione delle violenze e ha condannato tutti i tipi di umiliazioni e vessazioni, perché si tratta di un comportamento indegno per i diritti umani che si applicano a tutti, senza distinzione. Intanto, i vescovi del Nicaragua sono entrati nella roccaforte dell’opposizione di Masaya, in uno spettacolare segno di solidarietà con i residenti minacciati da un “massacro” nella città sotto attacco da parte delle forze del presidente Daniel Ortega. Migliaia di persone si sono riversate per le strette strade della città per vedere diversi importanti vescovi impegnati in una processione dietro una statua di Cristo. I prelati, impegnati in una mediazione finora inefficace, hanno detto di andare a Masaya “per impedire un altro massacro, dare conforto e pregare con la nostra gente”.

La città a sud della capitale Managua, una volta roccaforte della rivoluzione sandinista dalle cui fila arriva anche Ortego, è diventata l’epicentro di due mesi di proteste antigovernative che sono costate almeno 212 morti, come detto.  Il vescovo ausiliario di Managua Silvio barz ha chiesto alal folla di non farsi giustizia da sola, di “non imitare questi comportamenti e atti criminali” commessi dalle forze governative. “Non vogliamo altri criminali in Nicaragua”, ha detto Baez, un duro critico del governo. “Voglio ricordarvi uno dei comandamenti: non uccidere”. E ha aggiunto: “Ai cecchini, a Daniel Ortega e Rosario Murillo: basta morti!” Ortega, un tempo leader della rivoluzione sandinista di sinistra, è stato al potere tra il 1979 e il 1990. E’ tornato alla presidenza nel 2007 e ora sta svolgendo il suo terzo mandato. Murillo, invece, è la moglie di Ortega e vicepresidente. Ha dichiarato che suo marito “è impegnato a schiacciare questa ondata di terrorismo, crimini di odio, rapimenti, minacce e intimidazioni”.

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