Riesplode la guerra dei dazi Usa-Cina, crollano le Borse. Trump attacca la Fed e Xi

Riesplode la guerra dei dazi Usa-Cina, crollano le Borse. Trump attacca la Fed e Xi
24 agosto 2019

Si infiamma la guerra dei dazi tra Usa e Cina facendo sprofondare le Borse. Wall Street ha archiviato la sua peggior seduta dallo scorso 14 agosto, con il Dow Jones che ha bruciato 623 punti con un calo del 2,4%. Ad innescare l’ondata di vendite, dopo un avvio con slancio grazie ai toni da ‘colomba’ del capo della Federal Reserve Jerome Powell, la rappresaglia cinese contro i dazi Usa con l’annuncio di nuove tariffe su beni statunitensi per circa 75 miliardi di dollari, comprese tra il 5% e il 10%. Trump ha assicurato che la sua risposta sarebbe arrivata in giornata. Prima ha pero’ esortato le aziende americane a tagliare i ponti con Pechino e poi e’ tornato all’attacco del capo della Fed – reo di non tagliare abbastanza i tassi d’interesse – chiedendosi quale sia il peggior nemico dell’America “Jay Powell o il presidente Xi” Jinping.

“Gli attuali 250 miliardi di dollari di beni e prodotti (importati) dalla Cina attualmente tassati al 25% saranno tassati al 30%”, dal primo ottobre, ha dunque twittato l’inquilino della Casa Bianca, svelando la sua risposta. Le programmate tariffe su beni cinesi importati in Usa per 300 miliardi di dollari previste dal primo settembre saliranno invece dal 10% al 15%. “Il nostro Paese ha perso centinaia di miliardi di dollari all’anno a causa della Cina – ha rimarcato Trump – e tristemente le precedenti amministrazioni hanno consentito alla Cina di andare cosi’ avanti… Come presidente non posso piu’ consentire che cio’ accada e con la volonta’ di ottenere un commercio equo dobbiamo equilibrare questa relazione commerciale squilibrata”. E’ stata la Cina a dare fuoco alle polveri con l’annuncio di nuovi dazi su 75 miliardi di dollari di beni made in Usa, in risposta alle simili misure americane che saranno operative in parte dall’1 settembre sull’import di prodotti cinesi.

Una mossa annunciata nella serata di Pechino, a ridosso dell’avvio di Wall Street. I listini americani hanno aperto in calo vendendo nella stangata della Cina un’escalation della guerra commerciale. L’intervento da colomba di Powell da Jackson Hole ha rassicurato momentaneamente gli investitori, consentendo un rimbalzo dei listini che hanno letto nella sue parole l’impegno della Fed a intervenire a sostegno dell’economia. Ma si e’ trattato si una boccata d’ossigeno di breve durata: complici i dazi cinesi di prima mattina, le parole di Powell sono stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per Trump. Il presidente americano ha scaricato tutta la sua furia contro Powell e la Cina, spingendosi fino a ordinare alle aziende americane di avviare subito una ricerca per trovare un’alternativa alla Cina. Le piazze finanziarie europee e Wall Street hanno girato subito in negativo. Milano ha chiuso in calo dell’1,65%, accusando la flessione piu’ pesante fra le borse europee. Wall Street e’ affondata e ha chiuso in profondo rosso, archiviando la quarta settimana consecutiva di cali.

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I nuovi dazi cinesi, inclusi nella forchetta del 5-10%, peseranno invece su 5.078 beni Usa, secondo l’Ufficio dei dazi del governo cinese. In aggiunta, le misure al 25% sull’import di auto e al 5% sulle componenti di auto saranno efficaci dal 15 dicembre, dopo la sospensione dello scorso 1 aprile per favorire il dialogo. L’applicazione si articolera’ in due fasi: su un primo gruppo di beni, i nuovi dazi saranno del 10% dall’1 settembre, mentre l’aliquota sul secondo gruppo sara’ del 5%, effettiva dal 15 dicembre. La risposta cinese e’ al 10% sugli addizionali 300 miliardi di dollari di beni made in China colpiti in un primo momento dall’1 settembre, con una parte rinviata al 15 dicembre. Negli ultimi giorni, Pechino ha rinnovato l’invito all’amministrazione Usa a “ritrovarsi a meta’ strada” ed evitare la nuova escalation delle tensioni commerciali e i danni all’economia globale con la minaccia di recessione, che sara’ nel weekend all’esame dei leader del G7 in Francia. Un vertice che appare in salita e che il botta e risposta a suon di dazi di Usa e Cina non sembra facilitare.

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