Rifiuti, gli italiani pagano 9 mld l’anno

Rifiuti, gli italiani pagano 9 mld l’anno
13 novembre 2017

Al netto del caos scoppiato in questi giorni, visto l’errore di calcolo di alcuni Comuni che hanno portato ad un aggravio per i contribuenti, il costo dei rifiuti continua a salire: quest’anno le famiglie e le imprese italiane pagheranno 9,1 miliardi di euro. Lo rende noto la Cgia di Mestre. Per gli artigiani di Mestre, gli aumenti che interesseranno le attivita’ produttive doppieranno inoltre l’inflazione. Tra il 2017 e il 2016, i negozi di frutta, i bar, i ristoranti, gli alberghi e le botteghe artigiane subiranno un aumento della tariffa dei rifiuti oscillante tra il 2 e il 2,6 per cento. Per le famiglie, invece, l’incremento sara’ leggermente piu’ contenuto. Per un nucleo con 2 componenti la maggiore spesa sara’ del 2 per cento, con 3 dell’ 1,9 per cento e con 4 dello 0,2 per cento. Per l’anno in corso, viceversa, l’inflazione e’ prevista in aumento dell’1,3 per cento. “Continuiamo a pagare di piu’, nonostante la produzione dei rifiuti abbia subito in questi ultimi anni di crisi una contrazione di 3 milioni di tonnellate, l’incidenza della raccolta differenziata sia aumentata di 20 punti percentuali e la qualita’ del servizio non abbia registrato alcun miglioramento. Anzi, in molte grandi aree urbane del paese e’ addirittura peggiorata”, spiegano alla Cgia. Sebbene in questi ultimi 2 anni il Governo abbia imposto l’obbligo di non aumentare le tasse locali, gli amministratori si sono “difesi” tagliando i servizi e/o aumentando le tariffe che, per loro natura, non contribuiscono ad appesantire la pressione fiscale, anche se hanno un impatto molto negativo sui bilanci di famiglie e imprese.

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Nel corso degli ultimi anni sono state numerose le novita’ che hanno riguardato il prelievo dei rifiuti: si e’ passati dalla Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) alla Tia (Tariffa di igiene ambientale); nel 2013 ha fatto il suo debutto la Tares (Tassa rifiuti e servizi) e dal 2014, infine, tutti i Comuni applicano la Tari (Tassa sui rifiuti). Quest’ultima tassa si basa sul principio stabilito dall’Ue che “chi inquina paga”, confermando il legame tra la produzione dei rifiuti e l’ammontare del tributo. Rispetto alla Tarsu, le successive forme di prelievo sono andate nella direzione di coprire integralmente il costo del servizio. Con la Tia questa previsione era stata prorogata e mitigata, mentre con la Tares prima e la Tari poi, questa prescrizione e’ stata resa operativa. L’applicazione di questo principio si e’ tradotto in un forte incremento dei costi per gli utenti. I risultati riportati piu’ sopra sono stati ottenuti considerando le superfici medie definite dall’Istat di alcune tipologie di immobili strumentali presenti nel paese. Le tariffe, invece, sono quelle medie applicate dai principali Comuni capoluogo di regione. Con l’introduzione della Tari e’ stato ulteriormente confermato l’assunto che il costo del servizio in capo all’azienda che raccoglie i rifiuti dev’essere interamente coperto dagli utenti, attraverso il pagamento del tributo. E il problema, purtroppo, “sta proprio in questo principio” conclude la Cgia.

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