Riforma province Sicilia, cinque anni di chiacchiere. Si riparte da zero

Riforma province Sicilia, cinque anni di chiacchiere. Si riparte da zero
12 luglio 2017

Approvata in Commissione Affari istituzionali dell’Assemblea regionale siciliana il disegno di legge che prevede l’elezione diretta dei consiglieri e dei sindaci metropolitani e dei consiglieri e dei presidenti degli altri enti di area vasta: le ex Province, oggetto dell’eterna riforma incompiuta del governo Crocetta. Adesso si rimette in discussione uno degli aspetti cruciali del testo. Insomma, si ricomincia, a pochi mesi dalla fine della legislatura, da dove si era iniziato piu’ o meno cinque anni fa. Per il governatore quella (mancata) riforma doveva essere l’emblema della sua rivoluzione, ma si e’ rivelata l’avvio di un tormentato percorso costellato da ripensamenti e correzioni. Via libera oggi anche al taglio del 30 per cento del numero dei consiglieri. “La nuova norma consentira’ il giusto equilibrio tra rappresentanza e contenimento dei costi.

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La presenza di una governance realmente espressione dei cittadini rimettera’ in moto quegli enti sovracomunali che torneranno ad essere punto di riferimento vero per i nostri territori, come gia’ accadeva prima della riforma, a dir poco catastrofica, di Rosario Crocetta”, dicono Marco Falcone e Franco Rinaldi di Forza Italia. Dunque, prosegue la maratona infinita delle ex Province siciliane. E’ partita circa cinque anni fa con l’annuncio in pompa magna del governatore Rosario Crocetta (“la Sicilia l’ha già fatta”) dalle telecamera della Rai. Da allora in poi, il nulla, o quasi. La norma si è arenata più volte tra censure, minacce di impugnative, imboscate d’Aula e ripensamenti. Cosi’ gli enti di area vasta, le citta’ metropolitane e i liberi consorzi comunali, pur nati alla fine, appaiono meri cartelli appesi sui portoni delle ex Province, non riuscendo neppure a traguardare la prima prova delle urne. Per non parlare dei circa 6.500 dipendenti che da anni sono appesi a un filo, sia sul piano professionale, sia economico. E adesso tutto sembra essere rimesso in discussione. A favore, tuttavia, un elemento c’è, siamo a fine legislatura, il che vuol dire che al di la della bontà della riforma, il parlamento siciliano ne darà di certo il via libera, se la politica non vuole perdere quel minimo di credibilità che le rimane.

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