Riparto del fondo di solidarietà, Comuni contro il governo. In 60 vanno al Tar

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21 marzo 2019

Sessanta comuni si ribellano contro il riparto del fondo di solidarietà. Quel fondo che, almeno in teoria, dovrebbe garantire lo stesso livello di servizi essenziali sul tutto il territorio nazionale, a prescindere dalla ricchezza e quindi della capacità fiscale dei comuni. E si uniscono, senza bandiere politiche, in un’azione legale al Tar contro le norme contenute nella legge di bilancio e interpretate dal Ministero per l’interno che congelano gli adeguamenti del fondo, tagliano 500 milioni e basano le erogazioni sui fabbisogni storici e non sulle esigenze attuali dei cittadini.

Si tratta, spiega l’avvocato Salvatore Di Pardo che sta conducendo l’azione legale, di una piccola rivoluzione che parte dai piccoli comuni, i più penalizzati da questa ripartizione giudicata illegittima. “Primo – dice – perché illegittimamente viene fatta una detrazione da questo fondo per finanziare le attività del governo, per esempio il reddito di cittadinanza e la flat tax. Quindi si arriva al paradosso che i comuni finanziano lo Stato”. “Poi – prosegue Di Pardo – mentre la Costituzione impone che questa ripartizione venga fatta tenendo conto dei fabbisogni minimi che ogni comune ha, quindi ad esempio se un comune ha 90 bambini cui assicurare l’asilo gli devono essere assicurate risorse per 90 bambini. Invece in questo caso la ripartizione non viene fatta completamente sulla base del fabbisogno reale ma sulla base del fabbisogno storico. Cioè ai comuni viene dato quanto storicamente era stato dato negli anni precedenti”.

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Quindi un sistema che congela i diritti delle fasce più deboli, denunciano i comuni: se i servizi li avevi continui ad averli, se non li avevi non ne hai più diritto. Con dei paradossi come quello che si è verificato in Molise: “Quindi abbiamo un sintesi un comune che è Riccia che ha 93 bambini a cui assicurare l’asilo, in base al criterio storico gli si attribuisce zero e oggi gli si attribuisce zero – riferisce Di Pardo – Quindi è come se questi bambini non esistessero. Mentre ci sono dei comuni, per lo più del Nord, che non hanno più quel fabbisogno e ai quali vengono attribuiti ad esempio 800mila euro per l’assistenza ai bambini”. Il ricorso smentisce anche una convinzione diffusa. Spesso, se in molti comuni mancano i servizi, non è per mala gestione ma perché chi ha di meno, se nato nel comune sbagliato, viene lasciato solo. “La realtà è quella di assicurare una equa e costituzionalmente corretta ripartizione delle risorse che sono risorse dei comuni quindi non dello Stato e di garantire ai più deboli un servizio uguale su tutto il territorio italiano” conclude.

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