Robot al lavoro al posto degli uomini, Gates: andrebbero tassati

Robot al lavoro al posto degli uomini, Gates: andrebbero tassati
20 febbraio 2017

“Se un robot fa lo stesso lavoro di un uomo, perché non può essere tassato”? È la provocazione lanciata dal miliardario Bill Gates nel corso di un’intervista rilasciata a Kevin Delaney, direttore di Quartz, giornale online statunitense d’informazione economica e politica. Per il fondatore del colosso Microsoft, entro 20 anni, il lavoro dell’uomo, in alcuni ambiti sarà completamente sostituito da quello di macchine e computer.

Per questo, le aziende che utilizzano robot o manodopoera meccanizzata al posto dei lavoratori in carne e ossa dovrebbero pagare delle tasse come per i propri operai, in questo modo si ridurrebbe l’impatto negativo del processo di meccanizzazione. Con il ricavato, inoltre – ha spiegato Gates – i governi potrebbero organizzare corsi professionali per i disoccupati in settori dove, invece, la presenza umana è ancora indispensabile, per esempio l’assistenza agli anziani. Secondo gli esperti sono almeno 8 milioni negli Stati Uniti e addirittura 15 milioni in Gran Bretagna i posti di lavoro messi a rischio dall’Intelligenza artificiale. Un problema affrontato anche dall’Unione europea che sta studiando le possibili contromisure, non ultima la tassazione proprio come proposto dal “papà di Windows”. D’altro canto anche il maestro della letteratura di fantascienza, Isaac Asimov, nelle tre leggi della robotica, aveva stabilito che: 1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. 2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. Fantascianza o preveggenza?

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