Dopo i roghi è polemica, Campania e Sicilia su banco imputati

Dopo i roghi è polemica, Campania e Sicilia su banco imputati
14 luglio 2017

Ancora una volta i roghi che hanno consumato centinaia di ettari di boschi in particolare, Campania, Sicilia e Calabria, dove ieri si sono registrate anche due vittime, presentano il conto dei danni di un disastro annunciato e probabilmente sottovalutato dai governi locali. Oltre 13 mila ettari andati in fumo in Sicilia, 2.500 in Campania, dove è stato incenerito il Parco del Vesuvio e quasi 6 mila ettari bruciati in Calabria. E ora scoppiano le polemiche. Sulle responsabilità, come spesso accade, si è già elevata una fitta cortina fumogena. C’è chi scarica la colpa sulla riforma Madia, chi chiede che fine hanno fatto e come siano utilizzati i settemila uomini dell’ex Corpo forestale dello Stato inglobati nell’Arma dei carabinieri. Così come la metà dei 32 mezzi aerei del Corpo utilizzati contro i roghi per la metà finita ai Vigili del fuoco e per la restante parte ai carabinieri che non fanno prevenzione antincendio. E chi, infine, attribuisce le causa dei roghi al caldo e alla siccità: fenomeni che sicuramente hanno inciso sulla intensità e la gravità degli incendi ma forse proprio per questo avrebbe richiesto una maggiore attenzione nella prevenzione da parte degli enti locali.

NEL ‘VUOTO’ APPELLO CURCIO: Non è bastato l’appello del Capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, che a metà giungo aveva esortato la massima attenzione sulle attività di prevenzione e pianificazione invitando “tutte le Regioni che ancora non lo hanno fatto a dotarsi di una propria flotta”. Questo richiamo, in particolare, era rivolto tra le varie regioni alla Sicilia, che aveva dichiarato di “non avere disponibile alcun mezzo aereo per intervenire, laddove ce ne fosse bisogno, sugli incendi boschivi particolarmente impegnativi”. La Regioni più colpite dai roghi, Sicilia e Campania in testa, dati alla mano sono anche quelle che si sono mostrate meno preparate e organizzate, sia nella prevenzione che nella organizzazione, per gestire l’emergenza.

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SICILIA, 23 MILA FORESTALI PER FARE COSA?: La Sicilia, che può contare su circa 23mila lavoratori forestali, al momento non ha ancora stipulato la convenzione con il corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, come aveva esortato a fare nei mesi scorsi il Capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio. Una mancanza che ha portato Curcio a “bacchettare” il l`amministrazione regionale siciliana attraverso una lettera aperta in cui aveva stigmatizzato “l`inadeguata organizzazione della Regione a fronteggiare il fenomeno attraverso una campagna antincendio efficiente”. Parole che non sono andate giù al presidente siciliano Rosario Crocetta, il quale ha replicato al Capo della Protezione Civile condannando quello che ai suoi occhi appare “uno scarica barile”. “Forse Curcio non conosce la storia – ha detto Crocetta -. Abbiamo sempre avuto una convenzione con il Corpo forestale dello Stato, dopo che l’hanno smantellato i mezzi dovevano essere trasferiti ai vigili del fuoco. Ho chiesto di rinnovare la convenzione con i Vigili del fuoco e aspettiamo una risposta. E di questo ho informato il ministero dell’Interno”. Del rinnovo della Convenzione per ora al Viminale non c’è traccia e non spiega Crocetta come sono utilizzati i 23 mila forestali che per organico quasi raggiungono quello del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco.

CAMPANIA, E’ GIALLO SULLA CONVENZIONE: In Campania, dopo 4 giorni di roghi sul Vesuvio, è giallo sulla firma della Convenzione con il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco per la prevenzione degli incendi boschivi nella stagione estiva. La firma, seppure ‘tardiva’, da parte del governatore Vincenzo De Luca viene data per certa dal capoluogo campano. La convenzione anche quest’anno è attiva dal 15 luglio al 15 settembre. “Stesso periodo dell’anno scorso e stavolta – ha precisato De Luca – con risorse aggiuntive rispetto all’estate scorsa”. Al momento non si riscontrano conferme al ministero dell’Interno. La Campania era tra le regioni del Sud messe in guardia dai rischi derivanti dai tempi necessari per l’attuazione della riorganizzazione prevista dalla riforma Madia. “Questo è un anno particolare – aveva detto Curcio – per il quadro legislativo cambiato con l’entrata in vigore delle norme che hanno previsto il passaggio delle competenze del Corpo Forestale dello Stato in parte nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e in parte in altre Amministrazioni. Dobbiamo fare i conti con una profonda riorganizzazione a tutti i livelli dell`utilizzo delle risorse, delle procedure e della filiera delle responsabilità, questo è sicuramente vero, ma non possiamo permetterci di sottovalutare il rischio degli incendi boschivi”. Parole cadute nel vuoto.

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