Salvini pressa per voto. Con M5s scontro su Iva, inciuci e tempi. Pd chiederà di votare prima la sfiducia a leader Lega

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9 agosto 2019

All’indomani dell’ufficializzazione della crisi, oggi è stata la giornata delle accuse incrociate tra Lega e M5s, ma anche quella dell’avvio della partita sui tempi per il passaggio in Parlamento di Giuseppe Conte. Il premier ha passato la giornata tra Palazzo Chigi e impegni familiari, senza dire una parola dopo la dichiarazione rilasciata ieri sera in sala stampa. L’intenzione è di tornare a parlare a Palazzo Madama, durante la discussione della mozione di sfiducia presentata oggi dalla Lega. Il Carroccio denuncia “divergenze” su “temi prioritari dell’agenda di governo” e al presidente del Consiglio in particolare contesta l’assenza in Aula al momento del voto sulle mozioni sulla Tav.

Presentata la mozione, il punto è quando votarla, dato che il Parlamento è chiuso e deve essere convocato a domicilio. La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì alle 16. Serve un accordo per stabilire la data della seduta. Mentre la conferenza dei capigruppo della Camera e’ convocata martedi’ alle 12 con all’ordine del giorno della convocazione “comunicazioni” del presidente della Camera Roberto Fico. I leghisti vorrebbero subito una seduta a Palazzo Madama, anche per il giorno dopo e Salvini lo ha detto chiaramente più volte, anche oggi. Il capogruppo del Pd Andrea Marcucci chiederà – riferiscono fonti parlmentari dem – in conferenza di capigruppo al Senato di calendarizzare prima della mozione di sfiducia della Lega al premier Giuseppe Conte, la mozione di sfiducia del Pd a Matteo Salvini. Era stata depositata sia alla Camera che al Senato.

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“Non saranno adesso le manovre di palazzo, i disperati tentativi propri del peggior teatrino della politica a risolvere i problemi degli italiani”, ha affermato Silvio Berlusconi, evidenziando che il centrodestra governa “la maggior parte delle Regioni e dei Comuni con successo” e chiede di “non fare perdere al Paese altro tempo” con “avventurismi. Scegliamo la via della chiarezza: sottoscriviamo un accordo prima del voto”, “scriviamo un programma tutti insieme” per mettere in campo “la squadra dei si'”. “Tutti i parlamentari della Lega saranno a Roma già da lunedì, non esiste che qualcuno dica che non si può far lavorare i parlamentari a ferragosto. Alzano il culo e lavorano a ferragosto”, ha scandito. Non tutte le opposizioni, però, sono d’accordo e vorrebbero rimandare la convocazione al 19 o al 20 agosto, ipotesi che al momento sembra la più verosimile. Il M5s assicura di non volersi mettere di traverso su un rapido iter della crisi, ma prima chiede di votare alla Camera il via libera definitivo alla riforma costituzionale che prevede il taglio dei parlamentari.

“Non c’è nessun problema ad andare al voto. Anzi, dopo quel che è successo ci corriamo alle urne”, prima però “tagliamo 345 poltrone e risparmiamo mezzo miliardo di euro”, ha fatto sapere Luigi Di Maio. Se non ci fosse l’accordo dei gruppi, il M5s potrebbe anche raccogliere le firme per la convocazione della seduta. Al di là del merito, però, il via libera alla riforma comporterebbe (tra promulgazione, referendum, adeguamento della legge elettorale) uno slittamento delle politiche di almeno 6 mesi, cosa che sicuramente la Lega non accetterà. Il punto i pentastellati lo faranno nella riunione congiunta dei gruppi convocata per lunedì alle 10.30. Per loro il problema è anche quello di cominciare a pensare a come presentarsi al voto, dato che la regola dei due mandati (se non modificata), porterebbe all’uscita di molti ‘big’, a partire dallo stesso Di Maio. Una delle ipotesi che si fa strada è che il vicepremier possa essere confermato capo politico, mentre Alessandro Di Battista tornerebbe in pista come candidato.

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Nel frattempo la campagna elettorale è di fatto già iniziata, con gli ormai ex alleati che si rinfacciano le responsabilità sul possibile aumento dell’Iva ma anche su ipotesi di ‘inciuci’ di governo. Per la Lega “se qualcuno la tira per le lunghe avrà sulla coscienza un eventuale aumento dell’Iva”. Un’allarme che per i cinque stelle è “l’ammissione di responsabilità della Lega. Incoscienti!”. Anche su possibili soluzioni alternative al voto immediato volano gli stracci. “Inventarsi un governo – per il ministro dell’Interno – sarebbe inaccettabile per la democrazia. Sento toni simili tra Pd e M5s, tra Renzi e Di Maio”. Parole che fanno infuriare i pentastellati che replicano a muso duro, capovolgendo l’accusa. “Chi è andato a braccetto con Renzi, Zingaretti, Gentiloni e compagnia cantando è proprio la Lega!”, è la replica. Con il ministro Fraccaro che fa notare: “La borsa va a picco e l’unico titolo che va bene è Atlantia. I Benetton stanno guadagnando milioni di euro”.

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