Sciopero a Taranto, adesione quasi totale

Sciopero a Taranto, adesione quasi totale
9 ottobre 2017

Dalle 7 di stamane sono scattate all’Ilva di Taranto 24 ore di sciopero indette da Fim, Fiom, Uilm e Usb contro i tagli di forza lavoro annunciati da Am Investco Italy insieme alle nuove condizioni di inquadramento contrattuale dei lavoratori. Fonti sindacali annunciano che l’adesione tra gli operai di primo turno e’ quasi totale. C’e’ anche la partecipazione dei lavoratori delle imprese. I presidii sono davanti alle portinerie del siderurgico. Ufficialmente non sono previste manifestazioni nella citta’ di Taranto. La protesta e’ stata decisa venerdi’ pomeriggio, dopo che Am Investco ha formalizzato la sua proposta, e viene effettuata oggi perche’ alle 12 al Mise ci sara’ il nuovo confronto tra azienda e sindacati proprio sull’occupazione di tutto il gruppo dell’acciaio. Oltre a Taranto, e’ sciopero anche a Novi Ligure, altro sito Ilva, ma c’e’ tensione in un po’ tutto gli stabilimenti, tra cui quello di Genova Cornigliano. Rivedere i numeri degli esuberi, oggi quantificati in 4mila sui 14.200 addetti totali del gruppo Ilva – 3.330 in eccedenza a Taranto -, e le modalita’ di assunzione del personale da parte della societa’ Am Investco Italy partecipata da Arcelor Mittal e Marcegaglia: sono le due condizioni che stamattina al Mise porranno i sindacati dei metalmeccanici ai rappresentanti della futura gestione dell’azienda dell’acciaio. Al confronto ci sara’ per il Governo anche il vice ministro Teresa Bellanova.  Con lo sciopero in corso, i sindacati lanciano un segnale ad Arcelor Mittal e Marcegaglia affinche’ il negoziato cambi subito rotta. Fiom Cgil e Uilm hanno gia’ detto che, con le proposte avanzate da Am Investco, non ci sono nemmeno le condizioni per cominciare a discutere mentre il Governo, con Bellanova, spinge comunque le parti a sedersi al tavolo e a costruire nella trattativa, con responsabilita’ e pazienza, un percorso che possa condurre all’accordo. I numeri degli esuberi Ilva erano noti da giugno. Il Governo ha chiesto ai nuovi investitori di partire da almeno 10mila addetti da riassumere in Am Investco fermo restando che tutti coloro che non passeranno ad Am Investco saranno mantenuti nelle societa’ da cui dipendono e sotto l’amministrazione straordinaria. Una parte sara’ ricollocata nei piani di bonifica affidati ai commissari Ilva, che hanno da spendere un miliardo di euro rinveniente dalla transazione con i Riva.

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Quello che piu’ preoccupa sindacati e lavoratori e’ che il passaggio dall’amministrazione straordinaria ad Am Investco avverra’ azzerando le attuali posizioni. Il che, dicono, significa rinunciare ad una serie di voci integrative della retribuzione, quantificate mediamente nell’ordine del 20 per cento, 6-7mila euro annui a testa. A tal proposito, fonti vicine ad Arcelor Mittal richiamano il bando di gara per l’Ilva che parla di discontinuita’ tra vecchia e nuova gestione, ma Ludovico Vico, deputato del Pd, invita a togliere dalla discontinuita’ (chiesta pure dalla Ue, evidenzia) la parte salariale e il vice ministro Bellanova rammenta che Am Investco Italy si e’ comunque impegnata a garantire una retribuzione media annua di 50mila euro ai lavoratori. “Mi auguro che l’incontro al Mise segni gia’ una schiarita e una svolta decisiva rispetto a quanto assistito negli ultimi giorni” commenta il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Per il sindaco, “non e’ con l’azzeramento dei diritti acquisiti nel tempo dai lavoratori o con generiche rassicurazioni, nemmeno escludendo le istituzioni locali, che si raggiungera’ il successo di un’operazione cosi’ complessa”. E altre questioni premono sulla trattativa, pur non facendo parte dell’ordine del giorno di oggi, a partire dall’indotto legato al siderurgico. Si tratta di 7.346 lavoratori che fanno capo a 346 aziende, per i quali, osservano i sindacati, nulla si sa al momento circa il futuro. E c’e’ anche la condizione delle imprese terze, le quali avanzano dall’Ilva, rammenta Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, 150 milioni di crediti “che rischiano di rimanere per sempre nel calderone infinito del passivo”. A fare da sfondo, infine, l’insoddisfazione di sindacati ed enti locali (Comune di Taranto e Regione Puglia) sul piano ambientale che Am Investco dovra’ attuare: interventi di risanamento, si osserva, diluiti sino ad agosto 2023.

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