Sconfitto in Iraq e Siria, Isis cerca riscatto in Afghanistan

Sconfitto in Iraq e Siria, Isis cerca riscatto in Afghanistan
10 gennaio 2018

Praticamente sconfitto in Iraq e Siria, lo Stato Islamico (Isis) cerca riscatto in Afghanistan: nel Paese centro-asiatico gli uomini del Califfato hanno fatto strage di centinaia di persone in numerosi attacchi da quando sono emersi per la prima volta nella regione nel 2014. Negli ultimi 18 mesi, a dispetto di una campagna di bombardamenti condotta dagli Stati Uniti, il gruppo terroristico ha drammaticamente intensificato i suoi attacchi nella capitale Kabul, indicata da un rapporto delle Nazioni Unite come uno dei luoghi più letali del Paese. I momenti chiave nell’ascesa del gruppo jihadista in Afghanistan:

INGRESSO NEL PAESE E ‘NEMICO’ TALEBANO
Il Califfato nero si è imposto come presenza per la prima volta in Afghanistan nel 2014; e questo proprio mentre le truppe da combattimento della NATO si erano ritirate dal Paese consegnando la responsabilità della sicurezza alle forze afghane. I militanti dell’IS hanno inizialmente invaso vaste zone delle province orientali di Nangarhar e Kunar, vicino al confine con il Pakistan, dove si sono impegnati in una guerra per il territorio con i talebani. E per mesi i responsabili Usa e quelli afgani, incerti, hanno continuato a discutere se il vero nemico fossero i combattenti del Califfo Abu Bakr al Baghdadi oppure gli studenti coranici. Nel febbraio 2015, alla domanda sulla presenza dell’Isis in Afghanistan, l’allora capo del Pentagono Ashton Carter, minimizzando la minaccia, affermava che alcuni ribelli talebani stavano cercando di riciclarsi in “un nuovo brand”. “Dai rapporti che ho visto lì, son ancora in piccolo numero”, diceva. Due mesi dopo, l’Isis ha rivendicato il suo primo attacco in Afghanistan, dove un kamikaze ha ucciso e ferito decine di persone a Nangarhar. Un rapporto delle Nazioni Unite, stilato nell’estate del 2015, avvertiva che l’Isis stava penetrando in Afghanistan, conquistando un numero crescente di simpatizzanti e reclutando seguaci in 25 delle 34 province del Paese. Qualsiasi dubbio rimasto sulla reale presenza dell’Isis viene cancellato nel gennaio 2016, quando il Dipartimento di Stato americano ha formalmente designato la consociata del gruppo in Afghanistan e Pakistan – che si definisce “Provincia di Khorasan” – come organizzazione terroristica. Il nome Khorasan si riferisce a una regione storica che comprende parti dell’Afghanistan moderno, del Pakistan e dei Paesi limitrofi.

PRIMO ATTACCO A KABUL
Dopo aver compiuto diversi attentati in tutto l’Afghanistan, l’Isis ha rivendicato il suo primo assalto a Kabul nel luglio 2016; rimasto fino ad oggi, uno dei suoi attacchi più sanguinosi nella capitale afgana. Una duplice esplosione in mezzo ad una folla di sciiti del gruppo etnico Hazara, uccise almeno 85 persone e ne ferì altre 400. Un attacco pesantissimo seguito da altri due sempre contro gli sciiti in ottobre e novembre, alimentando il timore di violenze settarie nel Paese.

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ESCALATION
Nell’aprile 2017 i militari statunitensi hanno sganciato le cosiddette “Mother Of All Bombs” (Madre di tutte le bombe) sui nascondigli dell’Isis in un complesso di tunnel e bunker nella provincia orientale di Nangarhar, uccidendo più di 90 militanti. Il Pentagono, a suo tempo, aveva spiegato che l’ordigno Air Blast GBU-43/B è la più potente arma non nucleare mai usata in combattimento. Le forze americane in Afghanistan hanno continuato a colpire il gruppo: uccisi Abu Sayed e diversi esponenti del gruppo in uno raid compiuto l’11 luglio a Kunar, come annunciato dal Pentagono. Tuttavia, i militanti dell’Isis sono riusciti a diffondersi nel Nord, inclusa la zona di Jowzjan al confine con l’Uzbekistan. Nel corso del 2017, gli uomini del Califfato hanno intensificato la pressione a Kabul, effettuando almeno 14 attacchi contro le forze di sicurezza e gli sciiti. E sono riusciti anche a istituire cellule costituite in gran parte da abitanti di Kabul. askanews

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