Scontro nella maggioranza su manovra. Conte sbotta: “Chi non fa squadra, fuori”

Scontro nella maggioranza su manovra. Conte sbotta: “Chi non fa squadra, fuori”
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
19 ottobre 2019

“Qui bisogna fare squadra. Chi non la pensa cosi’, e’ fuori dal Governo” tuona il premier Giuseppe Conte. Si accende lo scontro nella maggioranza sulla manovra approvata ‘salvo intese’ dal governo e ancora in via di definizione. La riunione del Consiglio dei ministri in programma lunedi’ per il varo del nuovo decreto terremoto potrebbe essere preceduta da un vertice di maggioranza e diventare l’occasione per una resa dei conti sui nodi aperti, come il tetto al contante, le multe sui pos, la stretta per le partite Iva, la sugar e la plastic tax e quota 100. Poi il confronto passera’ in Parlamento dove il dibattito si preannuncia infuocato. Italia viva non si arrende sull’abolizione di quota 100 e annuncia emendamenti in Parlamento, si oppone alla sugar tax, contesta l’aumento delle tasse sugli affitti sociali e ritiene inutile l’abbassamento del tetto del contante. I 5 stelle dal canto loro rilanciano sulla necessita’ di colpire i grandi evasori, dicono no alla doppia sanzione sui pos per i commercianti e gli artigiani, cosi’ come alla stretta su flat tax e partite Iva, e difendono a spada tratta quota 100. “Quota 100 la manteniamo”, ribadisce il premier Giuseppe Conte, che respinge anche l’accusa di una stangata sulle partite Iva.

“Come si fa a dire che sono contro il popolo delle partite Iva. E’ una fesseria. Io sono il premier che ha portato da 30 fino a 65 mila euro l’aliquota al 15% per commercianti, professionisti, per tutti. L’anno scorso quando ho firmato il provvedimento, avevo anch’io la partita Iva e l’ho dovuta chiudere”. Ma il Movimento 5 stelle rincara la dose: “Il regime forfettario non si tocca”. Mentre il sottosegretario al Mef, Alessio Villarosa, ritiene “doveroso convocare un vertice di maggioranza” e sottolinea che i tecnici del ministero dell’Economia e della Ragioneria, “ovvero chi realmente lavora sul tema, stima un recupero da evasione pari a zero nel caso in cui il tetto al contante passasse da 3.000 euro a 1.000 euro” invitando a iniziare dai grandi evasori. Tema su cui torna alla carica anche il capo politico M5s, Luigi Di Maio: “Il carcere ai grandi evasori: per noi questo e’ un punto fermo, irrinunciabile. La priorita’, oggi, e’ dare un segnale diverso dal passato e colpire i pesci grossi, colpire chi ha messo il Paese in ginocchio”. A spiegare la posizione di Italia viva e’ il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, capo delegazione nell’esecutivo.

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“Noi in quel Cdm ci siamo stati, non eravamo eterodiretti e abbiamo portato la posizione di tutta Italia Viva che era: no aumento delle tasse e risorse per la famiglie. Se oggi qualcuno pensa di presentare idee diverse, noi li’ in quel Cdm abbiamo avuto posizioni chiare. Se noi diciamo che siamo contro quota 100 perche’ e’ uno spreco di risorse, non credo sia una novita’”. Ma da Washington arriva l’altola’ del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che ribadisce che l’impianto della legge di bilancio non si tocca: “Il perimetro rimane lo stesso, i fondamentali della manovra sono quelli”. Il capitolo piu’ spinoso resta il pacchetto delle misure anti-evasione, fortemente voluto dal premier. Nonostante le resistenze dei renziani, difficilmente si potra’ individuare una soluzione alternativa alla graduale discesa del tetto del contante su cui gia’ e’ stata raggiunta una mediazione con la soglia a 2.000 euro nei primi due anni e a 1.000 euro dal terzo. Secondo quanto riferiscono fonti governative e’ escluso che possa essere introdotta una maggiore gradualita’ cosi’ come non e’ in discussione il traguardo finale del tetto a 1.000 euro. Quanto alle multe ad artigiani e commercianti che non consentono i pagamenti con i bancomat, le stesse fonti spiegano che non e’ pensabile rendere obbligatorio l’uso dei Pos senza prevedere sanzioni e la penalizzazione del 4% del valore della transazione potrebbe quindi essere alleggerita ma non annullata. Piuttosto l’obiettivo e’ lavorare per una riduzione dei costi delle transazioni da concordare con l’Abi.

Altro tema di scontro l’aumento della cedolare secca sugli affitti sociali. Il governo ha previsto un aumento dell’aliquota dal 10 al 12,5% (senza intervento sarebbe passata al 15%) ma la misura e’ stata contestata da Italia viva. Uno stop all’aumento comporterebbe una perdita di gettito di circa 150 milioni l’anno che andrebbe compensata. Su quota 100, ovvero l’anticipo pensionistico con almeno 62 anni d’eta’ e 38 di contributi, i renziani insistono per l’abolizione immediata e annuncia emendamenti in Parlamento ma il governo punta a una riforma complessiva del sistema previdenziale da concordare al tavolo con le parti sociali. Eventuali ritocchi, viene riferito, potrebbero essere introdotti in Parlamento con un allungamento delle finestre d’uscita ma esclusivamente sul 2021 senza toccare l’impianto nel 2020. Appare ormai scontato l’introduzione della sugar tax in manovra. La tassa sara’ applicata alle bevande zuccherate e vale circa 250 milioni l’anno. Cosi’ come non si prevede di mettere mano alla tassa sulla plastica che ha consentito di tamponare l’esclusione della tassa sulle sim, che era stata fortemente contestata dai 5 stelle.

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Dovrebbe trovare spazio nel dl fiscale collegato alla manovra la norma per la riduzione al 90% degli acconti delle partite Iva che si pagano nel 2019. La misura, annunciata dal ministro Gualtieri, e’ “oggetto di riflessione”, secondo quanto riferiscono fonti di governo. Sostanzialmente si tratta di una riduzione di 10 punti percentuali degli acconti in scadenza il 30 novembre, che saranno pagati quindi al 90%, e il contribuente potra’ procedere poi al conguaglio direttamente nella dichiarazione dei redditi che presentera’ nel 2020. L’intervento dovrebbe comunque garantire di conseguire l’extragettito di 3 miliardi annunciato dal ministero dell’Economia con un comunicato stampa e legato in un primo momento alla proroga delle scadenze dei versamenti delle imposte dovute da imprese e professionisti soggetti agli Indici di affidabilita’ fiscale o in regime forfettario del 18 novembre al 16 marzo 2020. Quanto alla proposta del premier di unificare le aliquote al 20% sotto i 28.000 euro, le stesse fonti governative spiegano che l’obiettivo e’ una riforma del sistema fiscale con una revisione delle aliquote ma il cantiere si aprira’ dopo la manovra con l’avvio della riforma delle tax expenditure e possibili interventi di rimodulazione dell’Iva.

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