Scontro Pd-Leu, Boldrini attacca su intesa con FI

Scontro Pd-Leu, Boldrini attacca su intesa con FI
Laura Boldrini e Matteo Renzi
23 febbraio 2018

Ancora tensioni a sinistra. E’ scontro tra Pd e Leu dopo le parole di Laura Boldrini sull’intesa sottobanco che sarebbe gia’ siglata tra i dem e il partito di Silvio Berlusconi. Sul fronte opposto, invece, sembra tornare il sereno tra i due principali alleati, l’ex premier e Matteo Salvini, con il Cavaliere che garantisce il rispetto dei patti: “Se Salvini avra’ piu’ voti di noi lo rispetteremo e saremo leali con lui”, afferma il leader di Forza Italia. Alla vigilia di un sabato di manifestazioni in piazza, con ben tre diversi cortei nella Capitale e i riflettori puntati su Milano, dove si svolgeranno i due diversi comizi della Lega e di CasaPound, i leader affilano le armi e volano accuse reciproche, mentre i 5 Stelle vengono travolti da un nuovo caso, quello di Caiata, presidente del Potenza calcio e uno dei candidati di spicco indicati da Luigi Di Maio, che e’ coinvolto in un’inchiesta di riciclaggio. Ad aprire le danze e’ la presidente uscente della Camera e esponente di Leu, Laura Boldrini, che punta il dito contro il Pd, ‘reo’ a suo dire di mirare a fare un governo con Forza Italia. “Ci sono guanti bianchi tra Renzi e Berlusconi, il che fa pensare male”, sostiene Boldrini. “Pd e FI non si sfiorano neanche nel dibattito pubblico, ai maligni fa pensare che ci sia gia’ un’alleanza. Ci fa pensare che questo voto utile di cui parla il Pd sia per un’alleanza tra Renzi e Berlusconi. Mi sembra che in questa campagna elettorale ci siano delle prove tecniche”. Accuse che vengono respinte duramente dai dem. “I fatti sono piu’ chiari delle parole. Chi divide il centrosinistra aiuta la destra nei collegi territoriali e purtroppo Leu ha scelto questa via, aiutando nei fatti Forza Italia e Lega contro il centrosinistra unito che in ogni realta’ si batte per vincere su Berlusconi, Salvini e Di Maio”, contrattacca il vice segretario Pd, Maurizio Martina.

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“Ogni voto dato a D’Alema e’ un voto regalato alla destra”, ribadisce Matteo Renzi, “perche’ chi vota la sinistra radicale, ogni voto dato al partito di D’Alema sui singoli collegi fara’ scattare piu’ probabilmente il candidato di Salvini. Cioe’: uno vota D’Alema sognando la rivoluzione socialista e si trova le camicie verdi a Palazzo Chigi”, mette in chiaro il leader dem. Per Roberta Pinotti “e’ tempo di voto utile. E’ tempo di arginare la destra e in questo paese l’unica forza che puo’ farlo e’ il partito democratico e la coalizione di centrosinistra. Per questo dico a Leu e alla presidente Boldrini che essere andati divisi puo’ costare caro all’Italia”, sostiene la titolare della Difesa. Ma Boldrini non molla e rincara la dose: “Il Pd e’ a corto di argomenti se continua con questa litania. Fare questo tipo di critiche non ha alcun senso ne’ fondamento. La sinistra e’ fatta di piu’ anime e il Partito democratico evidentemente ha perso il consenso dell’elettorato in questi anni perche’ ha perso la rotta”. Botta e risposta con i dem a parte, qualora nessuno esca vincitore dalle urne, Boldrini propone la modifica della legge elettorale, ma si vedra’ dopo “chi fara’ parte del governo di scopo” che dovra’ traghettare verso nuove elezioni dopo la modifica del Rosatellum. Non la pensa cosi’ Berlusconi, secondo il quale “non ci sarebbe la possibilita’ di trovare un accordo per cambiare la legge elettorale”, per questo motivo nel caso di un pareggio alle elezioni “bisognerebbe comunque tornare a votare”. Al contrario, per Carlo Calenda in caso di stallo e della necessita’ di dar vita a un governo di larghe intese la figura giusta sarebbe quella di Paolo Gentiloni: “se ci deve essere un governo di larghe intese, il premier deve essere ancora Paolo Gentiloni, per una ragione banale: vale il cursus honorum”.

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