Scoppia la guerra del “SUCA” tra il ministro Salvini e il ‘Sinnaco Ollando’

Scoppia la guerra del “SUCA” tra il ministro Salvini e il ‘Sinnaco Ollando’
Leoluca Orlando e Matteo Salvini
7 gennaio 2019

Salvini, leader di quella Lega di cui ricordo gli insulti ai meridionali quando era ancora “Nord”, ha reagito a un “SUCA” rivoltogli per tweet da Fabio Citrano, giornalista del comune di Palermo. “Ecco” – ha detto il Ministro – “La professionale replica che ho ricevuto dal responsabile stampa del Comune di Palermo. Capito? Un vero ‘lord'”.

Mio nonno buonanima avrebbe commentato “Da quale pulpito viene la predica!”;  ma bene ha fatto il sindaco Orlando a dire che “valuterà provvedimenti disciplinari”.

Certo che la curiosità di sapere in cosa consisteranno eventuali provvedimenti, confesso, ce l’ho. Il giornalista dovrà chiedere scusa? O gli basterà modificare il SUCA del tweet nella versione criptata 800A? O si arriverà a una specie di scambio, lui ritira il SUCA e Salvini chiede scusa per il coro con cui a Pontida nel 2009 cantava “Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani”? O Salvini si scuserà per la proposta di qualche mese prima, di riservare posti nella metro di Milano ai milanesi? Staremo a vedere. Intanto io a Salvini vorrei dare un consiglio.

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Signor Ministro, sono un palermitano, e perciò congenitamente un esperto della parola SUCA. Guardi che il SUCA è solo apparentemente un insulto volgare e basta: in realtà è una parola straordinaria che in due sillabe esprime stigmatizzazione, dissenso, sfottò; un imperativo capace di smontare in un istante un castello di argomentazioni, definitivo come una sentenza inappellabile.

Ma il SUCA è anche come certi mostri dei film horror, un blob che si nutre delle reazioni di coloro a cui è rivolto; più il ricevente si arrabbia, più lui si espande, gonfia, chiama a raccolta altri SUCA, diventa onda, cavallone, tsunami. Mi ascolti, signor Ministro: se non le va di parlare con il giornalista chiami Orlando, gli dica di lasciar perdere e gli offra un ramoscello di ulivo, qualcosa come “Va bene, apri pure il porto di Palermo per questa Sea Watch”. L’ideale sarebbe concludere con un “Nenti ci fu, Sinnaco Ollando, pigghiàmuni un cafè” che suggellerà la pace. So che dovrà esercitarsi un po’ con la pronuncia ma alla fine l’effetto sarà esilarante e migliorerà l’atmosfera.

Le suggerisco di fare così per pura convenienza politica perché vede, signor Ministro, i palermitani sono strana gente. È vero, molti non fanno la differenziata e parcheggiano dove capita, alcuni abbandonano materassi vecchi per strada e altri – pochi per fortuna – coltivano brutte amicizia; ma se dovessero arrivare a compattarsi sotto la bandiera del SUCA, ne verrebbe fuori un coro davanti al quale quello di Pontida sembrerebbe il petino di un neonato.

Per approfondimenti sulla parola-patrimonio culturale in questione le suggerisco un volumetto molto interessante, “L’imperativo popolare” di Emanuele Ciccarelli. Se la Lega, come sembra, intende sbarcare al Sud, dovrebbe studiarselo bene come fecero i britannici con il Sicily zone handbook, distribuito nel 1943 alle forze di occupazione in Sicilia.

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