I selfie scatenano la fobia dei difetti, e via col ritocchino

I selfie scatenano la fobia dei difetti, e via col ritocchino
Il disturbo dismorfico
13 giugno 2020

La popolarità dei selfie può avere effetti psicologici negativi. I filtri bellezza, usati sempre più spesso, rischiano di scatenare una sorta di fobia dei difetti fisici e la conseguente corsa al ‘ritocchino’ chirurgico. A mettere in guardia sulle conseguenze di app che restituiscono volti perfetti non aderenti alla realtà è un articolo apparso su Jama Facial Plastic Surgery. Il Disturbo dismorfico del corpo (BDD), o dismorfofobia, è una condizione che colpisce una persona su 50 negli Stati Uniti.

Le persone che hanno questo disturbo ossessivo-compulsivo sono ossessionate da imperfezioni minori o inesistenti nel loro aspetto e alcune hanno una storia di interventi di chirurgia estetica inutili o ripetuti. A scatenarlo sono diversi fattori, tra cui la genetica, l’errata elaborazione del neurotrasmettitore serotonina (l’ormone della felicità) ma anche traumi infantili e contesti ambientali. Ora i ricercatori del Boston Medical Center (BMC), nel Massachusetts, suggeriscono che potrebbe esserci un ulteriore fattore di rischio: i selfie. Nel loro articolo, sottolineano che la crescente diffusione dei filtri in app come Snapchat e Facetune ha profondi effetti psicologici.

“La pervasività di queste immagini modificate può incidere sull’autostima, farci sentire inadeguati” e innescare un nuovo fenomeno chiamato ‘Snapchat dysmorphia’, che ha come conseguenza anche la ricerca dell’intervento chirurgico “per apparire come la versione ‘filtrata’ di se stessi”. A tal proposito, spiegano, un’indagine ha rilevato che nel 2017 il 55% dei chirurghi plastici si occupava di persone che stavano cercando di migliorare il loro aspetto nei selfie; solo 3 anni fa questa percentuale era del 42%. “I selfie con filtri – afferma il coautore dell’articolo, Neelam Vashi, direttore del Ethnic Skin Center di BMC – possono far perdere il contatto con la realtà” e “questo può essere particolarmente dannoso per gli adolescenti”.

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