Il Senato salva Toninelli, ma i ministri della Lega lo lasciano solo

Il Senato salva Toninelli, ma i ministri della Lega lo lasciano solo
Danilo Toninelli
21 marzo 2019

L’aula del Senato salva il ministro M5s Danilo Toninelli dalle mozioni di sfiducia presentate da Pd e Fi ma il ministro delle Infrastrutture, finito nel mirino per i suoi dubbi sulla Tav, viene lasciato solo dai suoi colleghi di governo per gran parte della mattinata, dalle 9.30. Solo a sentire gli interventi di dem e forzisti che lo attaccano. Pesano, visivamente, soprattutto le assenze dei ministri della Lega. Matteo Salvini, salvato ieri dal processo nella stessa aula, è in Basilicata per la campagna elettorale.

Accanto a Toninelli durante il dibattito c’è solo la ministra del Sud, Barbara Lezzi, una fila sotto il sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, Vincenzo Santangelo. I banchi del governo si riempiono solo quando tocca al Ministro difendersi. Arriva il vicepremier Luigi Di Maio, il ministro per i rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni. Tutti M5s. Arriva anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, gli siede accanto. “Gli attacchi che mi sono stati rivolti – afferma Toninelli – tutti concentrati sulla mia persona e casualmente partiti quando abbiamo messo in discussione il sistema delle concessioni autostradali, rappresentano la miglior prova dell’inconsistenza degli argomenti usati contro il mio operato. C’è ancora tanto da fare per ridimensionare chi ha avidamente divorato il Paese e per rimettere al centro i cittadini. Ma sono orgoglioso di quello ho realizzato come Ministro e che abbiamo portato avanti come Governo. E rifarei tutto senza esitazioni”.

Tra i banchi del governo a questo punto si vede qualche leghista: i sottosegretari Edoardo Rixi e Stefano Candiani. Ma ancora nessun ministro. Cominciano le dichiarazioni di voto e il presidente dei senatori Pd, Andrea Marcucci, subito attacca: “Signor Ministro, l’atteggiamento delle forze di maggioranza nei suoi confronti è evidente; lo si comprende anche visivamente. L’unico motivo per il quale la Lega voterà contro la nostra mozione di sfiducia è perché c’è stato lo scambio nella giornata di ieri, perché voi, rinnegando i vostri principi, avete voluto salvare Salvini da un legittimo processo”. Proteste dai banchi della maggioranza, sale la tensione. Dopo un botta e risposta con la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che lo ha invitato a concludere, Marcucci ci mette il carico: “Signor Ministro, lei si ricorda come ha cominciato? Ha cominciato con l’intervista di un sottosegretario in televisione che non sapeva chi era il suo ministro. Quel sottosegretario che oggi non è al suo fianco oggi, come non c’è il ministro Salvini. I Ministri che sono al banco sono solo del MoVimento 5 Stelle. Sarà un dato casuale? Signor Ministro, se lo domandi”. Quindi si avvicina ai banchi del governo per consegnare a Toninelli un foglio: è “l’elenco delle 600 opere che lui ha bloccato”. I deputati Pd accaloratissimi urlano: “Prendilo, cretino!”.

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Per la Lega interviene il capogruppo Massimiliano Romeo: “Non starei troppo a litigare con le minoranze, dovremmo ringraziare le minoranze, perché tra pochi minuti le mozioni di sfiducia che sono state presentate si trasformeranno in due mozioni di fiducia al ministro Toninelli e a tutto il Governo. Come ci piacciono queste minoranze. State lavorando per noi, bravi. Tutto ciò a che aiuta a compattare il Governo sarà sempre da noi benvenuto e benvoluto”. Al momento del voto arrivano i ministri della Lega Gianmarco Centinaio e Giulia Bongiorno. La mozione del Pd viene bocciata con 102 sì (Pd e Fi), 19 astenuti, tra loro Fratelli d’Italia, e 159 no. Le assenze tra le fila della maggioranza sono sei, tra di loro Salvini, la ministra Erika Stefani, Umberto Bossi per motivi di salute. In congedo anche Lucia Borgonzoni, Pasquale Pepe, Paolo Arrigoni.

Ma, anche se in questa sede non era necessaria, siamo due voti sotto la maggioranza assoluta di 161. Al voto sulla mozione di sfiducia presentata da Fi la maggioranza scende ancora: sono 157 i no, 110 i sì e 5 gli astenuti. Ignazio La Russa (Fdi) lo fa notare in aula: “Il Governo merita nel complesso la sfiducia. Infatti ieri (sull’autorizzazione a procedere su Salvini, ndr) senza il voto di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, il Governo sarebbe caduto non avendo raggiunto il numero prescritto di senatori per accogliere la proposta della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari. È così. Contate i numeri. I numeri sono numeri. Non siete arrivati a 161, c’è poco da fare. Non avete più i numeri per governare. Questa è la realtà. Questa è oggi la realtà di questa Assemblea. Mi auguro che presto l’Italia possa avere un Governo che non abbia bisogno di soccorsi tricolori per esistere”. Marcucci chiede che “Conte venga in aula a verificare i numeri i numeri a disposizione del Governo”.

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