Una settimana senza telefonino, vita piena e niente torcicollo

Una settimana senza telefonino, vita piena e niente torcicollo
22 maggio 2017

Una settimana senza cellulare: quella che per molti adolescenti sarebbe la piu’ crudele delle punizioni e’ stata tentata come esperimento da una scuola di Prato e ha fornito un risultato inatteso, con gli studenti che hanno raccontato di aver avuto una vita piu’ piena e di essersi liberati dei fastidi al collo. L’astinenza da smartphone e’ stata sperimentata in due classi dell’Istituto tecnico Dagomari di Prato, dove sia gli studenti che il professor Marcello Contento, 35enne docente di Economia Aziendale, hanno messo via i cellulari per una settimana di disintossicazione. I ragazzi, stando al loro racconto, hanno scoperto che esiste una vita oltre lo schermo, con piu’ tempo per leggere, chiacchierare e scoprire nuovi luoghi, una vita molto piu’ divertente. Al punto che gli stessi studenti hanno chiesto al prof di prolungare l’esperimento. “Vedremo, per ora sono molto stanco, non e’ stata una passeggiata”, ha spiegato all’Agi il professor Contento. Quando il docente ha proposto l’esperimento di una settimana senza cellulare ma soprattutto senza Internet e social, i suoi studenti hanno pensato a uno scherzo: “Prof fallo tu, tanto non ci riesci”, e’ stata la reazione piu’ comune. “Non potevo non raccogliere la sfida”, ha sottolineato Contento, “senza contare che non si puo’ insegnare senza dare il buon esempio”. Cosi’ lunedi’ 15 maggio e’ iniziata questa avventura a cui hanno preso parte una trentina di studenti: “Il 70% di loro era completamente senza cellulare, il 30% solo senza connessione”. Il progetto, che si chiama “Social Zero”, vieta Facebook, Instagram , WhatsApp, Ask e web. Chi voleva comunicare con loro, poteva farlo attraverso la scuola. O meglio, i custodi: “Sono diventati i nostri addetti stampa”, scherza il docente.

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Per gli studenti il primo giorno e’ stato il piu’ duro. Alcune studentesse hanno pianto. Non riuscivano ad accettare l’idea di staccarsi dal loro mondo. E tra le lacrime e’ finito anche l’esperimento, ma per il motivo opposto. “Non hanno pianto perche’ rientravano in possesso del cellulare, ma perche’ era finita una settimana cosi’ divertente, piena”, ha spiegato il professore. Anche per Contento, vivere senza cellulare, non e’ stato semplicissimo: “La cosa piu’ complessa e’ stato coordinarci. Il programma dell’indomani andava fatto il giorno prima e non si poteva variare nemmeno di 5 minuti. Come avveniva un tempo”. Ma come combattere la noia nei lunghi pomeriggi senza Internet? Il prof ha portato cruciverba e Sudoku. Lui e i ragazzi, inoltre, sono andati in campagna in visita a una fattoria didattica, per musei a Firenze, preso lezioni di teatro e una sera hanno anche invitato mezza Prato in centro per un aperitivo senza social. “Non ci sarei mai riuscito senza l’aiuto di tutti i colleghi”, ha sottolineato il docente. Ma soprattutto, le ‘cavie’ hanno riscoperto il piacere di una chiacchierata in famiglia o con gli amici. Una novita’ che li ha spinti a chiedere al prof di inaugurare una nuova settimana di disintossicazione. “Quando ho restituito loro i cellulari non si sono precipitati a controllare i messaggi ricevuti e le notifiche”, spiega Contento.

“Alcuni mi hanno detto di aver imparato a parlare in famiglia. Una studentessa mi ha raccontato che la prima sera senza cellulare e’ uscita con i genitori. Non le accadeva da anni”. E non e’ solo una questione di rapporti sociali. “Alcuni ragazzi mi hanno assicurato di aver avuto meno mal di testa e fastidi al collo”. “La nostra non vuole essere una demonizzazione del cellulare”, sostiene Contento. “Il mio scopo e’ quello di far conoscere ai nativi digitali l’esistenza di una vita diversa. Meno social”. E il prof sembra proprio essere riuscito nel suo intento, perche’ la percezione avuta da tutti gli studenti e’ che “il tempo si sia dilatato”. La settimana e’ interamente documentata, giorno per giorno, con un diario social su Facebook, sul profilo Social Zero, rigorosamente tenuto da un ‘terzo’ non coinvolto nel progetto. Con tanto di foto e video che mostrano i ragazzi alle prese con nuove attivita’. “Ho buttato giu’ un centinaio di pagine. L’esperimento diventera’ un diario vero e proprio che verra’ pubblicato tra qualche tempo”. Intanto l’idea del prof e’ gia’ stata imitata spontaneamente da ragazzi di altre scuole che hanno deciso di vivere offline in casa per qualche ora al giorno. “Alcuni genitori sono venuti a ringraziarmi”, conferma Contento. “Questo paese si cambia con i piccoli gesti, con gli esempi. E se i miei ragazzi avranno un rapporto migliore con i familiari, potro’ dire di aver insegnato loro qualcosa di importante”.

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