Si allarga caso Sana, indagate madre e zia

Si allarga caso Sana, indagate madre e zia
Sana Cheema
11 maggio 2018

Ci sono anche la madre e la zia di Sana Cheema tra gli indagati per la morte della la 26enne uccisa in Pakistan prima di rientrare a Brescia, dove viveva. I nomi delle due donne figurano accanto a quelli del padre della ragazza, Mustafa Ghulam Cheema, e al fratello Adnan che sono in carcere, secondo quanto riferisce il ‘Giornale di Brescia’. Il quotidiano cita il capo della polizia locale che ha spiegato come l’allargamento dell’indagine abbia indotto gli inquirenti hanno chiesto una proroga di 15 giorni delle indagini, in attesa del risultato di tutti gli esami sul corpo della donna. Lo stesso capo della polizia aveva dato notizia della confessione del padre di Sana, rinchiuso in un carcere di Kunjah. Ora, pero’, l’uomo – che rischia la pena di morte – in un’intervista a Repubblica ha negato di aver confessato l’omicidio: “Non e’ vero che abbiamo confessato. Se il referto dei medici legali dice che Sana aveva l’osso del collo rotto e’ perche’ deve aver battuto la testa contro il bordo del letto o il divano”.

“Se le cose sono andate cosi'”, ha aggiunto, “e’ per il volere di Allah”. “E’ vero”, ha detto Mustafa Ghulam Cheema, “Sana era piu’ italiana che pakistana, aveva ormai una mentalita’ diversa dalla nostra, ma nessuno le voleva imporre nulla, solo farle capire che il ragazzo che diceva di amare era gia’ promesso sposo di un’altra donna e che non voleva saperne di lei. Mia moglie ha provato a mettere quel ragazzo alle strette: o la sposi o smettete di vedervi, gli aveva detto. E infatti dopo quel colloquio Sana si e’ convinta a tornare qui al villaggio”.

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