Sicurezza, la rivolta anti-decreto divide i sindaci

Sicurezza, la rivolta anti-decreto divide i sindaci
4 gennaio 2019

Il dl Sicurezza del governo spacca i sindaci. Il fronte dei ‘rivoltosi’ comprende nomi di rilievo, a cominciare dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha avviato la protesta contro il provvedimento bandiera della Lega, e poi i sindaci di Milano, Giuseppe Sala, di Firenze, Dario Nardella, di Napoli, Luigi De Magistris, di Parma, Federico Pizzarotti, di Cagliari, Massimo Zedda. Ma c’e’ anche un gruppo ampio di primi cittadini schierati pro decreto che hanno chiesto in una lettera inviata al presidente dell’Anci, Antonio De Caro, di convocare gli organismi dell’Associazione per un confronto immediato. La lettera e’ firmata dai primi cittadini di Verona, Novara, Ascoli Piceno, Terni, Arezzo, Grosseto, Chieti, L’Aquila, Monza, La Spezia Imperia, Andria, Terni, Alessandria, Vicenza, Avola, Domodossola, Treviso, Mortara, Cinisello Balsamo, Morazzone, Piacenza, Gottolengo, Sartirana Lomellina, Mede Lomellina, Torreberetti, Castellaro, ed altre adesioni, fanno sapere i sottoscrittori, stanno arrivando in queste ore da parte di altri.

L’Anci, attraverso il suo presidente De Caro, ha chiesto di incontrare il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, per “risolvere i problemi che questa legge oggettivamente crea. Non e’ possibile – ha sottolineato De Caro – sospendere i diritti basilari delle persone, cosi’ come non e’ possibile sospendere unilateralmente l’ottemperanza di una legge”. Una risposta e’ gia’ arrivata ed e’ positiva. Fonti di Palazzo Chigi riferiscono che ben venga l’incontro per segnalare eventuali difficolta’ applicative collegate alla legge sull’immigrazione e sulla sicurezza. A questo incontro, aggiungono, e’ disposto a partecipare anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, insieme al ministro dell’Interno.

Orlando ha ribadito che non e’ disposto a cedere. “Ho disposto la sospensione del decreto – ha dichiarato – e ho dato incarico all’ufficio legale di adire il giudice. Io vado dal magistrato – ha spiegato – perche’ non posso andare alla Corte Costituzionale per violazione dei diritti umani e per violazione di articoli specifici della Costituzione. Occorre sollevare la questione incidentalmente in un giudizio. Io, come sindaco, andro’ davanti al giudice civile e diro’ che faccio un’azione di accertamento se questa legge del Parlamento sia conforme o non conforme. Se il giudice ritiene che sia non manifestamente infondata e sia rilevante ai fini della decisione rimettera’ gli atti alla Corte Costituzionale”.

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Sulla stessa linea il sindaco Sala. “Ministro Salvini, ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, cosi’ non va” ha scritto su Facebook. “Occorre valutare l’impatto sociale ed economico del decreto per le nostre citta’ – ha continuato il primo cittadino di Milano – gia in difficolta’ a causa di una legge di bilancio che ci ha tolto risorse nella parte corrente: piu’ persone saranno per strada senza vitto e alloggio, piu’ saranno i casi di cui noi sindaci dovremo prenderci cura”. Anche per il sindaco di Firenze “il dl sicurezza e’ pericoloso perche’ mette a disposizione della criminalita’ centinaia di migranti espulsi dai centri di accoglienza che non vengono rimpatriati ma abbandonati in mezzo alla strada in un periodo in cui fa molto freddo”. Tuttavia, ha assicurato Nardella, “sul decreto sicurezza a Firenze non violeremo alcuna legge, ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti”.

Molto duro il commento del sindaco di Napoli, De Magistris: “Se Salvini prova solo a pensare di inviare militari contro i sindaci avra’ risposta adeguata che se la ricordera’ tutta la vita. Questo signore sta rafforzando i temi critici della migrazione nel nostro paese, non fa nulla per l’integrazione, scarica tutto sui sindaci, aumenta bombe sociali che lui sostiene essere il male nostro paese”. I sindaci pro decreto non vogliono che il provvedimento sia oggetto di strumentalizzazioni. “Il decreto sicurezza che tanti sindaci hanno auspicato – ha sottolineato il sindaco di Catania, Salvo Pogliese – non sia utilizzato come strumento di lotta politica o peggio ancora di propaganda. Tuttavia, l’occasione puo’ essere propizia per riaprire il tavolo di trattativa tra i sindaci e il governo per migliorare, se necessario, qualche parte del decreto”. A favore dei dissidenti si sono schierati l’Anpi e l’Arci.

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