Siria, curdi annunciano ritiro da safe zone. Oltre 5 ore di colloquio Putin-Erdogan

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22 ottobre 2019

Le forze curdo-siriane si sono ritirate dalla zona di sicurezza nel nord-est del paese come richiesto dall’accordo turco-americano. Lo riferiscono media siriani e panarabi che citano fonti militari curde e statunitensi. Le forze curde hanno informato quelle americane di aver ritirato le loro truppe dalla zona frontaliera, affermano le fonti citate dalle tv panarabe al Jazira e al Arabiya. Il ritiro dalla zona di sicurezza turca sarebbe stato riferito con una comunicazione scritta dal comandante delle Forze democratiche siriane a guida curda, Mazlum Abdi Kobani, al vicepresidente Usa Mike Pence, che cinque giorni fa aveva negoziato la tregua ad Ankara con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Intanto, sono ormai oltre cinque ore che il presidente russo Vladimir Putin sta discutendo con l’omologo turco Recep Tayyip Erdogan della situazione in Siria nella sua residenza a Sochi, sul Mar Nero. Come ricordano i media russi, oggi il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov aveva preannunciato che il colloquio sarebbe stato lungo e difficile, tutto incentrato sulla situazione in Siria. Il colloquio è in corso a poche ore dalla scadenza del cessate il fuoco negoziato dagli Stati Uniti con la Turchia, che il 9 ottobre scorso ha lanciato un’offensiva militare contro le forze curde nel Nord della Siria.

Sono almeno 21 i civili morti e 27 quelli feriti da quando giovedì scorso Turchia e Stati Uniti hanno annunciato da Ankara un accordo per una “pausa” di 120 ore nell’operazione militare turca nel nord della Siria. Lo ha denunciato la Mezzaluna Rossa curda, mentre sta per scadere la tregua. Il bilancio, precisa una nota diffusa su Facebook, “non tiene conto di tutte le persone che restano sotto le macerie di case distrutte, di tutte le persone che sono state rapite o giustiziate dagli alleati della Turchia”. L’organizzazione internazionale Save the Children, invece, riferisce che dall’inizio dell’escalation delle violenze nel nord-est della Siria, piu’ di 74 mila bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro abitazioni e ora si ritrovano a vivere dentro le scuole, in edifici abbandonati o in tende provvisorie allestite nei campi aperti. Migliaia di sfollati in questo momento hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria, come cibo, acqua pulita e rifugi, sempre secondo l’organizzazione internazionale. “Nei cinque principali campi per sfollati, persone di decine di nazionalita’ diversa, tra cui siriani, iracheni e altri, dipendono gia’ quasi interamente dagli aiuti umanitari – spiega Sonia Khush, direttrice degli interventi di Save the Children in Siria – Nelle ultime due settimane, in alcuni di questi campi stanno confluendo ulteriori sfollati, il che mette ancor piu’ a dura prova le popolazioni che vivono gia’ in condizioni precarie, con pochissime risorse. Per evitare una crisi umanitaria su vasta scala, oltre a una cessazione duratura delle ostilita’ e’ quindi fondamentale che i civili e gli operatori umanitari possano spostarsi senza alcun ostacolo”.

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