Nessun cessate il fuoco a Idlib. Ripresi raid aerei, decine di morti tra cui bambini

Nessun cessate il fuoco a Idlib. Ripresi raid aerei, decine di morti tra cui bambini
9 settembre 2018

Sono ripresi dopo una breve pausa i bombardamenti del regime siriano e della Russia sulla provincia di Idlib, ultima roccaforte dei ribelli nel nord-ovest della Siria. In attesa della grande offensiva contro Idlib preannunciata da settimane, sabato gli aerei da guerra russi hanno effettuato i raid “piu’ violenti” dell’ultimo mese. Oggi, dopo una pausa di alcune ore, i raid sono ripresi. “Gli elicotteri del regime hanno riversato oltre 40 barili di esplosivo sul villaggio di Hbit, nel sud della provincia, uccidendo almeno un bambino”, ha riferito il direttore dell’ong, Rami Abdel Rahman. E contemporaneamente, sempre secondo la ong, gli aerei russi hanno effettuato “piu’ di dieci incursioni” sulla citta’ di Latamne’, nel nord-ovest della provincia di Hama”, una zona adiacente a Idleb e controllata da ribelli e jihadisti. Danneggiato anche un ospedale.

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Già, ieri, giorno successivo al vertice di Teheran sulla Siria tra Russia, Turchia e Iran, erano ripresi i raid aerei russi e governativi siriani nella regione di Idlib, ultima roccaforte anti-regime nella Siria occidentale. Almeno quattro civili uccisi, tra cui minori e due donne. Mentre venerdì, secondo la tv di Stato siriana, dieci civili erano stati uccisi da colpi di mortaio sparati da miliziani anti-regime in una localita’ lungo la linea del fronte tra lealisti e insorti. I raid aerei di ieri si sono concentrati nella fascia meridionale della regione di Idlib, tra i distretti a nord di Hama e quelli a sud di Idlib citta’. Fonti locali parlano di circa 90 attacchi aerei, compresi quelli compiuti con elicotteri che hanno lanciato i famigerati e letali barili-bomba su aree densamente popolate da civili.

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Il governo siriano e i suoi alleati russi e iraniani affermano che si tratta di operazioni “anti-terrorismo”, sostenendo che nella regione di Idlib si annidano “terroristi”. I raid hanno preso di mira in particolare la campagna di Morek, Latamne, Khan Shaykhun, tra Hama e Idlib, assieme ad altri distretti sul fianco orientale di Idlib e a sud di Aleppo. Dal canto suo la Turchia, che esercita un’influenza e un controllo parziale nell’area e che ha dispiegato truppe a difesa di 12 torri di osservazione, fa pressione sui vari gruppi di miliziani, tra cui anche i jaidisti, affinche’ accettino di ritirarsi da alcune zone, smantellando parte del loro arsenale. Nel vertice di Teheran, svoltosi venerdì tra i presidenti russo, iraniano e turco, Recep Tayyip Erdogan ha ribadito questa posizione, chiedendo tempo e un “cessate il fuoco” a Idlib. Vladimir Putin e Hasan Rouhani hanno dal canto loro ribadito la volonta’ di “sconfiggere il terrorismo” cercando di “proteggere i civili”.

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Secondo l’Onu vivono nella regione di Idlib e nei distretti confinanti di Latakia, Hama e Aleppo circa tre milioni di civili. E si pensa che almeno 700mila civili potrebbero fuggire in massa se dovesse iniziare la tanto annunciata offensiva militare in larga scala da parte di Iran, Russia e governo siriano. Su un altro teatro del conflitto siriano, nell’estremo nord-est del paese, forze curdo-siriane si sono scontrate con truppe governative a Qamishli, cittadina al confine tra Siria e Turchia e dominata dalle forze curde sostenute dagli Stati Uniti. In citta’ rimangono pero’ guarnigioni governative a difesa dell’aeroporto e di altri centri strategici. Gli scontri, che hanno causato la morte di almeno 13 tra miliziani curdi e lealisti, sono stati provocati secondo racconti concordanti, dal tentativo dei governativi di arrestare alcuni esponenti curdi locali.

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