“Il Sorpasso”, in 160 scatti gli italiani del boom e Sophia Loren

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12 ottobre 2018

Fino al 3 febbraio 2019 il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita la mostra “Il sorpasso. Quando l Italia si mise a correre, 1946-1961”: 160 scatti, videoinstallazioni e documentari, che raccontano 15 anni d’Italia, e di italiani, dalla dura ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale all’incredibile boom economico degli anni 60.

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Due scatti imperdibili di Gianni Berengo Gardin, “Noi siamo contro la vita comoda” (Milano, 1960), scritta del regime fascista riadattata in un’insegna di uno spaccio di legna e carbone, e una foto del porto di Genova. E una fotografia fatta da Bruno Munari nel 1950 delle escavazioni petrolifere dell’Agip a Cortemaggiore, nella Pianura Padana. E poi spiccano tre immagini di grandi personaggi del cinema: dall’archivio fotografico Luce “La corsa allo spazio e Sophia” Loren, Anita Ekberg mentre prova la scena del bagno nella Fontana di Trevi istruita da Federico Felilini (Reporters Associati e Archivi) e dall’archivio Tazio Secchiaroli un Clint Eastwood a cavallo nella campagna attorno a Cinecittà. Ma la mostra va ben oltre il cinema.

Il curatore, Gabriele D’Autilia: “Il soggetto principale non è il cinema, come spiega il titolo, che fa riferimento a un film importantissimo, ma non c’è nessuna foto del film, perché il cinema come anche la politica ci sono ma non si vedono, si vedono attraverso semplicemente dei momenti secondari. Perché lo scopo della mostra non è raccontare quello che già è stato spesso raccontato, e cioè com’è cambiata l’Italia, dalla ricostruzione al boom, ma come gli italiani sono cambiati che cosa hanno conservato e che cosa hanno cambiato rispetto a ciò che erano prima e fino a ciò che sono adesso”.

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“Sicuramente l’Italia si è messa a correre con la ricostruzione, con il boom, ma anche a rischio di schiantarsi, come fa la macchina del Sorpasso alla fine del film”. Immagini scattate sia da fotografi famosi (Fulvio Roiter, Cecilia Mangini, Federico patellani, Caio Mario Garubba, Pepi Merisio, Wanda Wultz, Tazio Secchiaroli, Ferruccio Leiss, Romano Cagnoni, Walter Mori, Italo Insolera, Italo Zannier, William Klein, Alfred Eisenstaedt, Gordon Parks), che da sconosciuti reporter di agenzia, capaci di rappresentare in modo vivace le molteplici realtà del paese. L’altro curatore, il professore e saggista Enrico Menduni: “Li abbiamo chiamati senza nome, ma sono degli artisti senza nome. Gli italiani sono gli stessi, molti giovani non sanno queste cose, a loro è dedicata la mostra, a capire che un paese che aveva le pezze al sedere in 10 anni si è ritirato su, quindi ragazzi rimboccatevi le mani”.

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