S&P non cambia rating BBB Italia ma “economia verso la recessione”

S&P non cambia rating BBB Italia ma “economia verso la recessione”
27 aprile 2019

Buone notizie per l’Italia, con l’agenzia internazionale Standard&Poor’s che lascia invariato il rating del nostro Paese a BBB, con un outlook pero’ che resta negativo. La preoccupazione principale resta quella legata alla crescita del Bel Paese, con gli esperti di S&P che sottolineano come “un’inversione sul fronte delle riforme e una volatilita’ della domanda esterna hanno spinto l’economia italiana verso la recessione”. E le previsioni sono di una situazione di stagnazione quest’anno. Un timore che si somma a quello per i conti pubblici, con un deficit e un debito – si sottolinea – in rialzo. Ma sono molti i fattori che giustificano la decisione di lasciare invariato il rating del’Italia, spiega S&P, come “un’economia prospera e diversificata che genera surplus esterni con il resto del mondo, il sostegno popolare all’appartenenza dell’Italia all’Eurozona nonostante lo scetticismo in parte dell’elettorato, un elevato risparmio nel settore privato che eccede le spese pubbliche”.

L’outlook negativo – precisa pero’ l’agenzia – significa che il rating puo’ essere rivisto al ribasso nei prossimi 24 mesi se deficit e debito eccederanno significativamente le nostre previsioni, se ci sara’ un marcato deterioramento delle condizioni finanziarie e se ci saranno cambiamenti di politica che indeboliscono il potenziale di crescita dell’economia”. Nel governo si tira dunque un sospiro di sollievo, visto che l’agenzia americana poteva essere la prima a tagliare il rating sul nostro debito sovrano, prendendosi la responsabilita’ di innescare, con ogni probabilita’, una nuova tempesta finanziaria sul nostro Paese. Con il rischio, peraltro, di un effetto domino pieno di incognite anche sulla scena politica, ad esattamente un mese dalle elezioni europee. L’ultimo giudizio di S&P risale ad ottobre scorso: allora – quando il consensus sulle previsioni di crescita per il 2019 viaggiava ancora intorno ad un sostanzioso 1% – l’agenzia decise di confermare a BBB il rating sui titoli di Stato. Una scelta interpretata in quel momento in modo positivo, proprio mentre il governo gialloverde metteva a punto in un difficile confronto con l’Unione europea, la sua prima legge di bilancio. Allo stesso tempo pero’, gli analisti americani avevano deciso anche di rivedere l’outlook da stabile a negativo. Una nota stonata che suonava quasi come il preludio di un possibile taglio successivo, che potrebbe concretizzarsi proprio oggi.

In questi mesi le prospettive economiche dell’Italia sono profondamente mutate. Il Def ha indicato per il 2019 un aumento del Pil di appena lo 0,2% in linea con quelle che sono al momento le previsioni della Commissione europea. Ma tra pochi giorni, il 7 maggio, Bruxelles presentera’ le stime di primavera e non e’ detto che non possano arrivare sorprese, sul fronte dei conti pubblici, piu’ che della crescita in senso stretto. Anche se il primo trimestre potrebbe aver registrato un lieve rimbalzo dell’economia, segnando l’uscita dell’Italia dalla recessione tecnica della seconda parte del 2018, il quadro resta debole. Gli effetti sui consumi del reddito di cittadinanza si vedranno solo nella seconda parte dell’anno e si fara’ sentire gradualmente anche la spinta attesa dal decreto crescita e dallo sblocca cantieri. Non a caso, valutando la congiuntura attuale, Confindustria parla di uno scenario ancora “fragile e incerto” su cui dovra’ innestarsi “un arduo esercizio”, quello della messa a punto della legge di bilancio per il 2020. “Non ci sono opzioni ne’ facili ne’ indolori”, e’ l’avvertimento di Viale dell’Astronomia, che gia’ prevedono “una manovra ingente con effetti recessivi”.

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Il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, liquida le preoccupazioni degli industriali evidenziando che i pronostici catastrofici sono stati finora smentiti, ma sul destino dei 23 miliardi di clausole Iva che pesano sul prossimo anno l’incertezza regna ancora sovrana. A differenza di Moody’s (che il 15 marzo ha consapevolmente scelto di evitare scossoni e di rinviare il suo verdetto confermando l’Italia a Baa3, appena un gradino sopra il livello ‘junk’), per Standard and Poor’s la Repubblica italiana e’ ancora due scalini sopra il ‘non investment grade’. I titoli italiani sono insomma affidabili e lo sarebbero anche dopo un eventuale downgrade. La Banca centrale europea potrebbe ancora continuare ad acquistarli (cosa che non accadrebbe invece se tutte le agenzie tagliassero effettivamente il giudizio a livello spazzatura), le banche italiane, che hanno in pancia quasi 390 miliardi di titoli di cui 280 miliardi di Btp, sarebbero ancora salve e gli investitori internazionali non fuggirebbero probabilmente a gambe levate. Cio’ non toglie che accendere ora una singola miccia agrebbe potuto scatenare un vero e proprio incendio in un Paese dove la crescita economica e’ ridotta al lumicino, dove il debito continua ad aumentare di anno in anno e dove il destino del governo sembra costantemente appeso a un filo.

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