Storaro, a Cannes con “A rose in winter”, pensando al nuovo Allen

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15 maggio 2018

Vittorio Storaro è stato il direttore della fotografia di moltissimi capolavori della storia del cinema, da “Il Conformista” a “L’ultimo imperatore” , “Ultimo tango a Parigi”, “Reds”, “Apocalypse now”, ha vinto tre premi Oscar, e al Marché di Cannes è arrivato per presentare “A rose in winter”, diretto da Joshua Sinclair. Si tratta di un biopic dedicato a Edith Stein, la cui vita viene svelata da un un giornalista americano, che durante il suo lavoro di ricerca scopre molto anche di se stesso. “Mentre attuiamo, realizziamo, cerchiamo di materializzare una parte della nostra professione, in realtà facciamo tutto questo per conoscere meglio noi stessi. E io la trovo straordinaria questa cosa qua. Questa secondo me è la grandezza di questo progetto. Non soltanto la grandezza umana e spirituale di un personaggio come Edith Stein, ma il fatto di capire come noi, attraverso qualsiasi professione, riusciamo a capire noi stessi”.

La sua professione Storaro l’ha scelta quasi 50 anni fa. Con Bernardo Bertolucci ha avuto il sodalizio professionale più lungo, ma con Woody Allen ha stretto un forte legame. I due si erano incontrati nel 2000 sul set di “Ho fatto a pezzi mia moglie” di Alfonso Arau, in cui Allen recitava. Poi Woody gli ha proposto di fare il direttore della fotografia di “Café Society”. “Incontrando Woody gli ho detto: io lo so che in genere negli ultimi tuoi film tu sei un grande amante del bianco e nero, sono stati un monocolore quasi, io invece sento che c’è bisogno per questa storia, anche perché ne sento anche io la necessità, di avere una dualità tra il mondo drive del ’35 a New York e il grande mondo di Hollywood degli anni ’40. E lui mi ha detto: ma è esattamente questo il film”. Con Allen ha poi lavorato per “La ruota delle meraviglie” e nell’ultimo, “A rainy day in New York”: “L’ultimo progetto che abbiamo fatto è una storia molto più semplice, che quanto prima potrete ammirare, tra due giovani, che un pochino Woody ama avere un certo amarcord, cioè tornare a certi suoi ricordi di varie idee, anche questo fatto a New York, che è un pochino la sua storia”.

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