Strage di mormoni in Messico, un arresto. Trump: fare guerra ai cartelli della droga

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6 novembre 2019

Non sono ancora chiari i motivi che hanno spinto un gruppo di uomini armati, probabilmente di un cartello della droga, a fare strage di una importante famiglia mormone in Messico. Almeno tre donne e sei bambini sono stati uccisi in un’imboscata in pieno giorno mentre, con altri familiari stavano viaggiando in una zona vicina al confine con gli Stati Uniti. Un uomo è stato arrestato perché sospettato di avere preso parte al massacro. La polizia messicana ha dichiarato di aver fermato un individuo che teneva in ostaggio due prigionieri, legati e imbavagliati nello stato di Sonora. Il sospettato aveva diversi fucili e una grande quantità di munizioni.

Le vittime del massacro appartenevano alla famiglia LeBaron di una comunità mormone che si stabilì sulle colline del nord del Messico negli anni Quaranta. Ha raccontare l’accaduto Julian LeBaròn, fratello di Benjamin, fondatore di un gruppo di lotta al crimine chiamato SOS Chihuahua, e ucciso nel 2009. “È stato terrificante, bambini strappati dal seggiolino dell’auto e bruciati vivi e una donna uscita dalla macchina è stata colpita al petto mentre altri erano rimasti intrappolati nei veicoli”. “Non sappiamo perché, sebbene abbiano ricevuto minacce indirette. Non sappiamo chi sia stato”, ha aggiunto Julian.

La Conferenza episcopale messicana dà voce a tutta la sua “indignazione” per l’uccisione di nove mormoni Usa, tra cui quattro bambini e due neonati con le madri uccisi in Messico. “Esprimiamo il nostro dolore e indignazione per questi delitti che toccano le fibre più sensibili. Il crimine si è rivolto contro donne e bambini di una famiglia. Ancora una volta un grido che sorge nel deserto. Regnano la desolazione, lo scoraggiamento, la frustrazione. In preghiera per questa famiglia e per il Messico”, scrive sui social il segretario generale della Conferenza episcopale messicana, mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola.

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Secondo il presidente americano Donald Trump, la famiglia si sarebbe trovata in mezzo ad uno scontro a fuoco tra due cartelli. “È il momento per il Messico, con l’aiuto degli Stati Uniti, di lanciare una guerra contro i cartelli della droga e cancellarli dalla faccia della Terra” ha detto Trump. Ma l’ingerenza non è stata gradita dal presidente messicano Andrés Manuel Lòpez Obrador, che ha tagliato corto: non serve un intervento straniero.

Bambino sopravvissuto ha vagato per 23 km

Ha vagato in cerca di aiuto per 23 chilometri, il 13enne che è scampato all’attacco contro un gruppo di mormoni statunitensi da parte di una gang del cartello della droga messicano in cui sono morti sei dei suoi fratelli e tre donne. Lo ha annunciato la famiglia. Oggi è stato arrestato un uomo sospettato di aver preso parte alla violenza. Otto bambini sono sopravvissuti alla strage di lunedì nel nord del Messico, nello stato di Sonora. Cinque dei minori hanno ferite d’arma da fuoco. Le vittime sono tutti componenti della famiglia LeBaron, legata alla comunità mormone che decenni fa si è stabilita nel nord del Messico. Il ministero della Sicurezza messicano ha dichiarato che il gruppo potrebbe essere stato aaggredito per un errore di identità.

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La famiglia, però, ha fatto sapere di essere stata oggetto di minacce per le dichiarazioni contro la violenza dei cartelli della droga. Nello stato di Sonora due gang rivali combattono per il controllo del traffico di droga, si tratta dei La Línea, collegati con il cartello di Juárez, e “Los Chapos”, parte del cartello di Sinaloa. Il gruppo di tre donne con i loro 14 bambini viaggia insieme “per ragioni di sicurezza”, su tre auto da Bavispe verso lo stato di Chihuahua. Christina Langford Johnson è stata uccisa ma la sua bambina, Faith, è scampata al massacro dopo che la donna ha posizionato a terra il suo seggiolino e uscendo dall’auto, ha chiesto con le mani alzate di risparmiare la famiglia. La neonata è stata ritrovata 11 ore dopo nella vettura.

Devin Langford, 13 anni, dopo l’omicidio della madre e di due fratelli, ha coperto i bambini sopravvissuti tra i cespugli e i rami e poi ha camminato per sei ore fino alla base della comunità a La Mora, ha scritto una parente, Kendra Lee Miller, su Facebook. Una delle sorelle di Devin, McKenzie, nove anni, è andata a cercare aiuto dopo che il 13enne non aveva dato più notizie. E’ stata trovata dai soccorritori dopo quattro ore. Dopo che Devin ha dato l’allarme, i componenti della comunità avevano intenzione di recarsi armati sul luogo della sparatoria ma hanno deciso poi di aspetatre rinforzi “avendo capito di essere in pericolo perché si erano uditi spari per diverse ore nelle montagne attorno a La Mora”, ha scritto Miller. I sopravvissuti sono stati trasferiti in aereo a Phoenix negli Stati Uniti. Cinque delle vittime, la 30enne Maria Rhonita Miller i gemelli di otto mesi Titus e Tiana, il 12enne Howard Jr e Krystal, 10 anni, sono morti nell’esplosione dell’auto colpita da molti colpi di arma da fuoco.

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