Tanta gente e molte voci, cultura e affetto per l’addio a Bordin

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19 aprile 2019

“Massimo Bordin non mancherà solo agli imbeccili…”. Il comunista riformista Emanuele Macaluso, con i suoi 95 anni, è la voce decana della ventina di oratori che usano il microfono aperto all’aula magna messa a disposizione della facoltà di Teologia della Tavola valdese di Roma, per l’ultimo saluto da “laico senza mai cedimenti” a Bordin. Il direttore storico di Radio Radicale e la voce di “Stampa Regime” che per trent’anni ha raccontato e spiegato da par suo la cronaca della vita pubblica italiana alle 7,35 di ogni mattina dal lunedì al venerdì. A Bordin a Roma ha voluto dire “buon viaggio” una marea di gente, fino a riempire non solo gli oltre cento posti della sala valdese ma la limitrofa via Pietro Cossa. Dove un amplificatore ha trasmesso in strada la diretta delle due ore e passa di maratona oratoria a microfono aperto in puro stile radicale: “chi vuole ricordare Massimo deve solo dircelo e venire al microfono…”, ha ripetuto più volte il maestro di cerimonia e amico fraterno di Bordin, Massimo Teodori.

Ne sono risultate oltre due ore quasi e mezzo di pura e autentica cultura e di altrettanto intenso sincero e profondo affetto uniti a gratitudine. Espressa da tanti e diversi intelletuali, giornalisti, politici e gente comune. Oltre che da tutta la galassia Radicale ovunque dispersa dalla diaspora successiva alla morte di Marco Pannella per una giornata tornati insieme e compagni. Presenti, addolorati e combattivi alla facoltà di teologia valdese attorno al feretro di Bordin ci sono Emma Bonino e Rita Bernardini, Marco Taradash e Benedetto della Vedova, Paolo Vigevano a Gianfranco Spadaccia. Chiamati tutti a a “combattere insieme” – per dirla con il direttore di oggi – e da dieci anni succeduto a Bordin- della radio di tutti loro Alessio Falconio che, seduto ad un tavolo a fianco alla bara riservato a lui e a Teodori in compagnia del figlio di Bordin Giampaolo di Daniela Silvestri che di Bordin è stata l’ultima compagna, è stato l’ultimo a dare voce al microfono aperto.

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Subito prima di lui, chiamandolo per cognome, il ricordo commosso di Silvestri che ha parlato a nome dell’intera “grande nostra famiglia estesa”, comprensiva del figlio, di ex compagne dei loro figli. E ha voluto sottolineare in particolare del suo uomo “Bordin” le “sentenze inappellabili” a dispetto del suo garantismo ortodosso. ” ‘Gerarca minore’ è stata la sua ultima sentenza che credo l’interessato non si toglierà mai di dopsso…”, ha ricordato non a caso l’epiteto creato per il Sottosegretario all’Editoria M5s Vito Crimi che dello stop alla convenzione pubblica con Radio Radicale ha fatto ragione di onore. Prima ancora, invece, venti e passa ricordi di meno di cinque minuti ciascuno con altrettante voci autorevoli e diversissime della cultura italiana che si sono alternate al miocrofono subito dopo quelle di Massimo Teodori ed Emma Bonino che hanno parlato per primi.

Venti diversissime voci unite nel rimpianto, nel ricordo e nel desiderio di sentire ancora Stampa e Regime. E nella determinazione a non accettare che il Governo a fine maggio stacchi la spina a Radio Radicale. Ovvero, nell’ordine: Paolo Mieli, Emanuele Macaluso, Stefano Folli, Marco Taradash, Furio Colombo, Fiamma Niernstein, Luigi Contu, Paolo Vigevano, Piero Sansonetti, Shukri Said, Rita Bernardini, Marco Di Fonzo, Fabrizio Cicchitto, Vincenzo Vita, il fratello di Bordin Cristiano, Ettore Colombo, Gianfranco Sapdaccia, Cinzia Dato, Filippo Ceccarelli. Con loro Federico Barraco (figlio di Marianna Bartocelli, per 15 anni e fino alla morte compagna storica di Bordin). “Qui oggi – ha detto Falconio visibilmente emozionato e provato, chiudemndo il saluto laico a Bordin- tutti noi abbiamo la consapevolezza che chi ci ha lasciato è stato un gigante.

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Massimo è stato il nostro leader: il capo riconosciuto della nostra comunità di Radio Radicale. Il vuoto che ci lascia è enorme. E il baratro per noi si è aperto nel momento più difficile della nostra storia: quello della possibile chiusura della nostra radio. Credo per questo davvero,come ha sottolineato Teodori, che la sua morte ora vada intesa come atto estremo di generosità da parte sua che dà visibiltà accresciuta al rischio mortale per la nostra radio di tutti. Ora noi tutti non possiamo che combattere ancora più ostinatamente”. Appuntamento per tutti, dunque, per la prima volta senza Massimo Bordini, alle 11 della domenica di Pasqua ai piedi dell’Altare della Patria per un nuovo microfono aperto: contro la morte questa volta di Radio Radicale.

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