E’ su Tav e Autonomia che il governo gialloverde rischia di cadere

E’ su Tav e Autonomia che il governo gialloverde rischia di cadere
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (D) saluta il ministro dell'Interno Matteo Salvini, nel corso della cerimonia per il 50esimo anniversario della fondazione dell'Associazione Nazionale Polizia di Stato ad Ostia
16 febbraio 2019

E’ su Tav e Autonomia che il governo gialloverde rischia di cadere. Due questioni care ai leghisti ma delle quali, i Cinquestelle non vogliono sentir parlare. E a ben ragione. Perché, qualora la Torino-Lione e le autonomie delle Regioni (Veneto, Loimbardia, Emilia Romagna…) andrebbero in porto, i vertici pentastellati rischierebbero la “lapidazione” da parte di una base grillina che già da tempo soffre l’egemonia della Lega. La pensano così anche in diversi palazzi della politica, a partire dai più elevati. L’effetto Abruzzo, d’altronde, continua a pesare sugli equilibri di maggioranza ed esecutivo. E se da un lato il M5s riflette su come proseguire il suo impegno di governo, dall’altro la Lega ha deciso di tenere la barra a dritta, almeno fino alle elezioni europee. Matteo Salvini, tra l’altro, e’ ora forte di un nuovo ruolo, fino a poche settimane fa impensabile, quello di baricentro stabile della coalizione giallo-verde, in tandem con il premier. Nei fatti, le scelte politiche del leader leghista, al di la’ della gestione del fenomeno migratorio, si sono rivelate spesso piu’ misurate di quanto non apparisse: dal dossier Venezuela a quello Bankitalia, dal dossier Francia a quello Tav, fonti parlamentari fanno notare che “da politico professionista sa quasi sempre qual e’ il limite oltre il quale non andare”.

Una linea di condotta che lo ha fatto trovare piu’ di una volta su una via parallela a quella del premier Giuseppe Conte. Che in questi mesi e’ stato l’interlocutore privilegiato del Quirinale. Tuttavia, in caso di crisi di governo dopo le elezioni europee il Capo dello Stato aprirebbe nuove consultazioni per vedere se c’e’ una possibile maggioranza alternativa. Ma i numeri non sono diversi da quelli di un anno fa e il ritorno al voto potrebbe essere l’unica via d’uscita, anche se qualcuno comincia a ipotizzare che lo stesso Conte potrebbe non essere piu’ solo un tecnico senza truppe ma potrebbe coagulare intorno a se’ un drappello di ‘responsabili’. E ancora non ci sono certezze su cosa fara’ il Pd, per ora troppo concentrato sulla campagna delle primarie per ipotizzare una strategia post-europee. Di certo il rapporto tra Salvini e il Quirinale non e’ da tempo negativo. Le diversita’ vedute sul tema dell’accoglienza dei migranti, nei rispettivi ruoli, non hanno bloccato sul nascere la legge sulla sicurezza che porta il nome di Salvini. Anzi proprio su questo provvedimento, tanto caro al leader leghista, si e’ avviato un confronto inedito e proficuo con il Colle.

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Il risultato e’ che il Viminale ha accolto le modifiche al decreto suggerite dal Quirinale prima dall’approdo in Parlamento e la legge, una volta approvata, e’ stata controfirmata da Sergio Mattarella. Il dialogo tra i due e’ da sempre agevolato dal Richelieu di Salvini, quel Giancarlo Giorgetti che Mattarella conosce dal 1996: erano ‘compagni di banco’ nell’emiciclo di Montecitorio, separati dal corridoio di passaggio tra il gruppo Lega Nord. Il confronto si e’ accentuato nelle fasi della trattativa con l’Unione europea sulla manovra, con i leghisti che hanno apprezzato e riconosciuto l’impegno risultato fondamentale del capo dello Stato a favore di una risoluzione del contenzioso con la commissione Ue. Da ultimo lo scontro con la Francia.

Nel momento di tensione maggiore, dopo il richiamo dell’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, Salvini, che comunque nei comizi continua ad attaccare Emmanuel Macron, ha subito diffuso una nota dai toni diversi da quelli di Luigi Di Maio, il cui incontro con esponenti del ‘gilet gialli’ ha fatto infuriare Parigi. “Non vogliamo litigare con nessuno, non siamo interessato alle polemiche ma difendiamo gli interessi italiani”, ha scandito il ministro dell’Interno, dicendosi immediatamente “disponile” ad incontrare Macron o il collega d’oltralpe Castaner. Nuovi equilibri nascono e si sviluppano, in attesa del voto delle europee, ma da tempo gli osservatori notano che la velocita’ con cui mutano gli scenari e’ nettamente superiore a quella di qualche anno fa. E quel che si da’ per certo oggi potrebbe mutare domani, mentre i partiti scaldano i motori per una campagna elettorale che sicuramente mettera’ sotto stress tutto il panorama politico.

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