Tensioni Cav-Salvini su Fornero. Stallo per Lazio, Fi punta su Friuli

Tensioni Cav-Salvini su Fornero. Stallo per Lazio, Fi punta su Friuli
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi (s) e il segretario della Lega, Matteo Salvini
13 gennaio 2018

Silvio Berlusconi ha pubblicamente frenato, spiegando che alcuni aspetti “vanno matenuti”, ma nel programma in 10 punti del centrodestra si dice espressamente che la legge Fornero va cancellata. Nel punto 4, intitolato “Più aiuto a chi ha bisogno”, si legge infatti: “Azzeramento della legge Fornero e nuova riforma previdenziale economicamente e socialmente sostenibile”. A distanza è lo stesso segretario della Lega a rilanciare l’abolizione della riforma come primo atto del suo futuro governo. Matteo Salvini, infatti, snobba l’idea di poter essere solo un ministro di peso e punta dritto a palazzo Chigi: “Posso esser il primo presidente del Consiglio leghista della storia”. A cercare di mediare tra i due e’ la leader di Fdi Giorgia Meloni. La presidente di Fratelli d’Italia non si preoccupa delle differenze all’interno della coalizione: “Se le pensassimo tutti allo stesso modo – dice – faremmo parte dello stesso partito”. Meloni invita a frenare anche nella corsa agli annunci sull’abolizione delle leggi invitando ad andare oltre gli slogan e “ad approfondire”. E’ chiaro dunque che il programma messo a punto dagli sherpa dei partiti rappresenti solo “una cornice”. Su un altro punto i leader del centrodestra continuano a contraddirsi: la flat tax. Se, infatti, Salvini parla di 15%, mentre l’idea del leader di Fi è quella di partire dal 23% per scendere in un secondo momento al 20%. Nel decalogo stipulato dagli sherpa, si fa però ben attenzione a non mettere nero su bianco alcuna percentuale. Al punto 1, dal titolo ‘Meno tasse’, si legge infatti: “riforma del sistema tributario con l’introduzione di un’unica aliquota fiscale (Flat tax) per famiglie e imprese con previsione di no tax area e deduzioni a esenzione totale dei redditi bassi e a garanzia della progressività dell’imposta con piena copertura da realizzarsi attraverso il taglio degli sconti fiscali”.

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A pesare pero’ sul clima interno non sono in questo momento tanto i punti programmatici ma le divergenze nella scelta dei candidati alla presidenza delle Regioni chiamate al voto. Se Attilio Fontana in Lombardia ha iniziato la sua campagna elettorale, per il Lazio, Molise e Friuli nel centrodestra la decisione e’ ancora in stand by. Anche se si rafforzano le quotazioni del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. La giornata e’ stata all’insegna di incontri soprattutto per la definizione dei candidati nelle liste e nei collegi e un incontro ad hoc sul Lazio si terra’ all’inizio della prossima settimana. Il risiko non e’ semplice perche’ con l’assegnazione della Lombardia al Carroccio, gli alleati reclamano la presidenza del Friuli (dove la Lega avrebbe deciso di schierare Massimiliano Fedriga) e del Lazio. E’ in particolare la guida della Pisana a creare maggiori problemi con la decisione di Pirozzi di correre per la presidenza. I sondaggi ora gli attribuiscono il 10%, cifra importante perche’ sottratta al candidato del centrodestra che non avrebbe chance di vittoria. Pirozzi almeno per ora non ha nessuna intenzione di fare passi indietro.

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Anzi, per tutto il giorno si sono ricorse voci che davano il sindaco in ticket con Maurizio Gasparri (candidato di FI anche se all’interno del partito non avrebbe il gradimento di tutti i dirigenti) o con Guido Bertolaso, nome che Forza Italia scelse per il comune di Roma: un modo per evitare fratture ulteriori, si spiega. E proprio per evitare fratture e arrivare in tempi rapidi a un’intesa, nel centrodestra si starebbe convergendo sulla candidatura del sindaco di Amatrice. Nella rosa di candidati c’e’ anche quella di Fabio Rampelli, capogruppo di Fdi e nome di peso nella Regione. Difficile pero’ che possa ripetersi quanto accadde per Roma, cioe’ una divisione della coalizione visto che dovendo fare campagna da alleati per le politiche sarebbe controproducente spaccarsi. In casa FI pero’ c’e’ la preoccupazione sulle ricadute a livello nazionale nel caso in cui si decida di sostenere un esponente di un altro partito alla guida del Lazio: se il candidato alla presidenza della Regione non va a FI rischiamo che la lista nazionale perda il 2% di voti, e’ la preoccupazione.

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