Terapia dolore sempre piu’ diffusa, raddoppia uso oppioidi

5 agosto 2014

Raddoppia in 3 anni l’utilizzo dei farmaci oppioidi per la terapia del dolore, aumentano, pur se concentrati al Nord, gli hospice ma, nonostante cio’ ancora quasi la meta’ delle regioni italiane non e’ pienamente adempiente nel garantire quantita’ e qualita’ delle cure palliative. E’ quanto emerge dal rapporto trasmesso dal Ministero della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 38/2010, che regola l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Il triennio 2011-2013, riporta il monitoraggio, ha visto una crescita del 48% dell’utilizzo di analgesici derivati dall’oppio. I valori piu’ elevati di utilizzo si registrano nelle regioni Toscana, Piemonte, Lombardia e Veneto. L’incremento della spesa e’ pero’ piu’ sensibile nelle regioni che partivano da un basso livello iniziale: +73% in Campania, +69% in Puglia, +68% nel Lazio. Sono 221, per 2.307 posti complessivi, gli hospice, ovvero le strutture che si occupano di pazienti colpiti da una malattia che non risponde piu’ a trattamenti e la cui diretta evoluzione e’ la morte. Tuttavia, ben 60 si trovano in Lombardia, che da sola vanta un terzo del numero totale di posti, ovvero 738. Seguono Emilia Romagna e Toscana (22), Veneto (21). Continua a diminuisce il numero di decessi di pazienti con una diagnosi di tumore avvenuti in un reparto ospedaliero per acuti, dal 2007 al 2012 e’ sceso del 14%(da 55.354 a 47.537). Aumenta, di contro, l’assistenza palliativa a casa del malato: nel 2013 ne hanno beneficiato 40.000 persone, dei quali quasi 10.000 in Piemonte. Le Cure palliative pediatriche e la gestione domiciliare dei bambini oncologici terminali sono in via di espansione, come dimostra il calo del 19% dal 2006 al 2011 del numero di minori deceduti per tumore in ambito ospedaliero. Nonostante i miglioramenti in merito all’accesso alla terapia del dolore, il nostro Paese resta indietro nel capitolo dell’utilizzo a scopo palliativo, cosi’ come per altri fini terapeutici, della Cannabis. Consentito dalla legge italiana sin dal 2007, e’ accessibile in realta’ solo da parte da meno di un centinaio di pazienti. “L’Italia e’ indietro per via del complicato iter burocratico, dei tempi lunghi e della disinformazione degli operatori sanitari”, spiega Antonella Soldo, responsabile del settore per l’Associazione Luca Coscioni. La possibilita’ di accesso, inoltre, e’ differenziata da regione a regione. Attualmente 11 sono quelle che hanno introdotto dei provvedimenti ad hoc: Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria e ultime aggiunte, Emilia Romagna e Basilicata. “Le normative regionali convergono nel disciplinare l’erogazione dei medicinali a base di cannabis a carico dei Servizi sanitari regionali, ma presentano notevole disomogeneita’. In alcuni casi – spiega Soldo – si limitano a recepire quanto gia’ stabilito dalla normativa nazionale, in altri prevedono la formazione del personale medico, in altri casi ancora impegnano ad avviare progetti pilota per la coltivazione a scopi terapeutici attraverso convenzioni con enti autorizzati”. Ultima ad aver scelto questa ipotesi e’ la Puglia.

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