Tria apre al taglio Irpef, subito e in modo graduale

Tria apre al taglio Irpef, subito e in modo graduale
12 settembre 2018

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha rotto gli indugi sul taglio dell’Irpef annunciando l’intenzione, compatibilmente con gli spazi di bilancio, di procedere con la riduzione e l’accorpamento delle aliquote per i redditi familiari. Un’operazione che, secondo le intenzioni del titolare dell’Economia, dovrà essere fatta in modo “equilibrato, coerente e graduale”.

Allo studio ci potrebbe quindi essere una revisione più ampia rispetto all’ipotesi circolata nei giorni scorsi di tagliare solo l’aliquota più bassa dal 23 al 22% fino a 15mila euro. Intervento già di per sé molto costoso. Servirebbero circa 3 miliardi di euro e avrebbe effetti maggiori sul primo scaglione, cioè su circa 18,4 milioni di contribuenti (ma poco più di 10 milioni di questi soggetti sono già nella no-tax area). Proprio per gli elevati costi dell’operazione era anche trapelata l’ipotesi di un rinvio al 2020 dell’intero pacchetto intervenendo successivamente ma in maniera più corposa. Tria dalla Summer School di Confartigianato ha, invece, reso pubblica l’intenzione dell’esecutivo di procedere da subito nella legge di bilancio (che dovrà essere approvata entro il 20 ottobre) alla riduzione dell’Irpef.

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“Bisogna trovare spazi in modo molto graduale per una partenza di un primo accorpamento delle aliquote e una riduzione per i redditi familiari”, ha detto il responsabile di via Venti Settembre, dichiarandosi “molto favorevole” all’intervento, compatibilmente con gli spazi di bilancio. Per quanto riguarda, invece, la flat tax prevista dal contratto di governo, Tria ha ammesso che si tratta di “un processo complesso che richiede tempo”, perché “va finanziata con le tax expenditures (detrazioni e deduzioni fiscali)”. E in Italia c’è “una complessità di aliquote alte e di tax expenditure: non si capisce mai chi vince e chi perde”. Per il responsabile dell’Economia, inoltre, “ci sarà una pace fiscale, tanto più motivata perché collegata alla riforma fiscale e alla riduzione della pressione fiscale che sarà strutturale”. Mentre sui redditi minimi probabilmente si alzerà la soglia di un pò, ha riferito il ministro, ma è ancora in discussione fino a quanto.

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La Lega, che si è tornata a riunire con Matteo Salvini, per mettere a punto le proprie proposte, punta a partire proprio con l’ampliamento del regime dei minimi, applicando l`aliquota piatta del 15% fino a 65mila euro e del 20% sui redditi aggiuntivi fino a 100mila euro. Tra le altre opzioni, il viceministro del Carroccio, Massimo Garavaglia, ha confermato la maxi-detassazione Ires per le imprese che investono gli utili in beni, macchinari, capannoni e assunzioni. E’ allo studio, ha detto, l’introduzione di “una dual tax Ires, al 24% per quello che tiri fuori e al 15% strutturale su quello che resta dentro l’azienda”. Dopo gli ultimi interventi normativi l’aliquota Ires è oggi al 24% dal precedente 27,5%.

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Da giorni, comunque, tutti i rappresentanti del governo giallo-verde insitono sul fatto che le tre riforme (fisco, pensioni e reddito di cittadinanza) devono coesistere in manovra. Anche per Tria, che ha smentito qualsiasi contrasto all’interno dell’esecutivo, le tre riforme previste nel contratto devono andare di pari passo. Ma il reddito di cittadinanza per avere effetti sulla crescita “deve essere disegnato bene”. “Sarebbe equilibrato fare un pò di tutto e vedere se le misure hanno una coerenza, ma il centro della manovra – ha concluso – sono gli investimenti, la botta alla crescita deve venire dagli investimenti”.

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