A Tripoli riprendono i combattimenti, flusso di armi inarrestabile. Allarme Onu: “Rischio guerra civile”

A Tripoli riprendono i combattimenti, flusso di armi inarrestabile. Allarme Onu: “Rischio guerra civile”
22 maggio 2019

A Tripoli sono ripresi i combattimenti, che per l’Onu possono trasformarsi presto in una “guerra civile” in grado di contagiare il resto della Libia. Dopo diversi giorni di calma relativa, a sud della capitale libica sono stati sparati colpi di artiglieria pesante: gli scontri, secondo quanto ha riferito l’agenzia France Presse, sono i piu’ violenti dal 6 maggio scorso, inizio del Ramadan. I combattimenti hanno riguardato in particolare il quartiere di Salahedin, dove le truppe fedeli al Governo di accordo nazionale sembrano guadagnare terreno. Il flusso delle armi in flagrante violazione dell’embargo non fa che aumentare “il forte rischio di una lunga e sanguinosa guerra civile che portera’ a una insanabile frattura del Paese”, ha dichiarato l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salame’, nella sua relazione al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

“Gia’ allo stato attuale serviranno anni per sanare i danni finora causati”, ha aggiunto Salame’ che chiede ai Paesi “di non alimentare la divisione”. Nonostante l’embargo vigente, “a Tripoli tutte le fazioni hanno ricevuto armi” arrivate dall’estero, ha spiegato, dopo che “abbiamo visto in televisione le immagini dei giorni scorsi della consegna a Tripoli di un grande numero di armi pesanti al Governo di accordo nazionale”. “Diversi Paesi stanno consegnando armi a tutte le fazioni, nessuna esclusa”, ha continuato Salame’, che chiede una vera applicazione dell’embargo. Nell’area del conflitto nella capitale libica sono 100 mila le persone intrappolate, mentre il bilancio complessivo dei combattimenti e’ arrivato alle cifre di 460 morti, di cui 29 civili, oltre 2.400 feriti e 75 mila sfollati. L’unica buona notizia e’ che a Tripoli e’ tornata l’acqua, due giorni dopo che alcune persone armate avevano interrotto la fornitura costringendo i lavoratori del “Grande fiume artificiale”, l’acquedotto libico che rifornisce le citta’ costiere, a chiudere i rubinetti.

Il Governo di accordo nazionale, guidato da Fayez al Serraj, aveva accusato le forze fedeli a Khalifa Haftar dell’interruzione, che potrebbe essere giudicata da un eventuale tribunale internazionale come un crimine di guerra. Il maresciallo della Cirenaica, pero’, sembra non curarsi di eventuali accuse, e mette mano al portafogli per convincere gli attori globali a sceglierlo come interlocutore. Haftar ha assunto una societa’ di lobbying negli Stati Uniti: Stephen Payne e Brian Ettinger di Linden Government Solutions faranno lobby a Washington, secondo quanto emerge da una copia del contratto condiviso con il sito Politico, che ha rivelato il caso. Il contratto di un anno, che sara’ presentato al dipartimento di Giustizia, riporta la cifra di 2 milioni di dollari. Anche il Governo di accordo nazionale di Tripoli, appoggiato dall’Onu e in guerra con Haftar, ha la propria societa’ di lobbying, Mercury.

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