Trivelle, Emiliano ricorre contro Mise. Nel mirino il M5s: “Tradiscono promesse”

Trivelle, Emiliano ricorre contro Mise. Nel mirino il M5s: “Tradiscono promesse”
8 gennaio 2019

Dopo Ilva e Tap, si apre sulle trivellazioni un’altra frattura tra la Regione Puglia e il Movimento 5 stelle. Il governatore pugliese, Michele Emiliano, attacca M5S e il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio: “I 5 stelle hanno tradito ancora una volta quanto dichiarato in campagna elettorale. Avrebbero potuto nel programma di governo, e quindi nella legge finanziaria, bloccare tutte le ricerche petrolifere in Italia come avevano sempre detto di voler fare”. Il caso scoppia sul via libera dato dal Mise, come emerge dalla pubblicazione il 31 dicembre 2018 sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo risorse, a tre nuovi permessi di ricerca petrolifera nel mare Ionio su una superficie complessiva di 2.200 chilometri quadrati. Beneficiaria la societa’ americana Global MED LLC con sede legale e’ in Colorado.

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Emiliano annuncia l’impugnazione dei permessi alla compagnia americana: “Per rilanciare la lotta contro la ripresa della campagna di ricerche petrolifere nei mari italiani, invito a Bari il 14 gennaio le componenti del Comitato promotore dei referendum antitrivelle del 17 aprile 2016, nonche’ tutti i rappresentanti interessati delle Regioni e dei Consigli regionali che col loro voto chiesero lo svolgimento della consultazione referendaria. Lo scopo – spiega Emiliano – e’ quello di costruire una nuova iniziativa politica per fermare le trivellazioni nei mari italiani”. Per Emiliano, i ministri Di Maio e Costa hanno “affermato che, una volta intervenuto il parere favorevole alla Via, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via”.

Secondo il governatore pugliese, Di Maio “non ha il coraggio di assumere la decisione che gli compete, lasciando il cerino in mano alla Regione”, che fara’ ricorso alla magistratura. Ma quest’ultima, conclude Emiliano, “finira’ per ribadire che il Giudice Amministrativo non puo’ sindacare le decisioni dello stesso Ministro”, come avvenuto in passato. L’esponente dei Verdi Angelo Bonelli ha detto di poter mostrare “un atto della Regione Puglia che ha dichiarato il parere negativo su quelle opere dal punto di vista dell’impatto ambientale. Di quelle cose non si e’ tenuto conto, e per questo noi ci rivolgeremo alla Procura di Roma”.

La senatrice di LeU Loredana De Petris ha chiesto a Di Maio e Costa di riferire in parlamento. Per il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, la vicenda “e’ uno dei tanti tradimenti dell’M5S”. I comitati contro le trivelle del Centrosud hanno annunciato che non parteciperanno piu’ al tavolo di confronto con il ministro Costa, dopo la concessione dei tre permessi. “Il M5S ha preso in giro la Puglia e i pugliesi – dichiara il deputato e coordinatore di Forza Italia per Bari e provincia Francesco Paolo Sisto -. Una regione che e’ stata serbatoio di preziosi consensi elettorali per i grillini si trova a fare i conti con una lunga lista di promesse tradite, senza alcuna assunzione di responsabilita’ da parte di chi ha prima generato grandi aspettative per poi disattenderle puntualmente”.

In campo anche il Wwf che chiede che il governo “adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato” sulle trivellazioni per idrocarburi, “come quello assunto sin da 2016 dal governo francese e tuttora vigente”. La ong ambientalista chiede anche all’esecutivo pentaleghista una legge che preveda “un piano di progressive dismissioni delle piattaforme gia’ autorizzate e di stop a quelle nuove”. “Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale – dichiara la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi – e’ un paradosso che non si riesca a mettere uno stop al pericolo che, proprio per il mare e la sua biodiversita’, rappresentano le trivellazioni. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle Trivelle”.

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Assomineraria, l’associazione delle aziende del settore, e’ intervenuta sulla vicenda parlando di “populismo energetico”. “Recenti studi dimostrano come l’Adriatico sia pieno di gas”, scrive in una nota. Ma “l’ostilita’ nei confronti di questo settore” ha fatto fuggire le compagnie straniere e “precipitare la produzione in Italia, dai 21 miliardi di metri cubi l’anno di circa 15 anni fa agli attuali 6 miliardi di metri cubi”. Per Assomineraria “lasciando le risorse li’ dove stanno, si compra all’estero, aggravando di costi tutto il sistema”.

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