Trump non ha la maggioranza al Senato e negli Usa è shutdown

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20 gennaio 2018

Per la prima volta dall’ottobre 2013, quando il presidente era Barack Obama, il governo federale degli Stati Uniti si trova in una situazione di paralisi. Come successo oltre quattro anni fa, il cosiddetto “shutdown” vede repubblicani e democratici scontrarsi sulla legislazione che va approvata per continuare a finanziare le attività del governo.

Cosa è successo questa volta – Giovedì 18 gennaio la Camera Usa ha approvato una legislazione d’emergenza per finanziare il governo fino al 16 febbraio prossimo; il Gop non è riuscito però ieri sera ad avere i voti necessari al Senato. Il partito repubblicano controlla tutte e due le aule del Parlamento (oltre alla Casa Bianca) ma al Senato aveva bisogno del voto di almeno nove democratici per raggiungere i 60 “sì” necessari per approvare la legislazione di emergenza. L’opposizione voleva che nel provvedimento fosse inserita una soluzione per i cosiddetti Dreamers ossia le persone che furono portate in Usa quando erano bambini pur senza avere alcun permesso di soggiorno. Il Gop era disposto a discuterne ma non in questo contesto. “Possiamo discutere di Daca tra ora e il 5 marzo, non c’è motivo di trattare su Daca questa settimana”, aveva detto Mick Mulvaney, direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio della Casa Bianca. Daca sta per Deferred Action for Childhood Arrivals, il programma che protegge i Dreamers dall’espulsione. Entrò in vigore nel 2012 ma Donald Trump ne aveva annunciato l’abrogazione, effettiva dal 5 marzo prossimo, lo scorso settembre. L’abrogazione è stata bloccata da un tribunale ma il dipartimento di Giustizia ha chiesto alla Corte Suprema di pronunciarsi sul caso sperando che ribalti quella decisione. In gioco c’è la vita di circa 800.000 persone.

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Perché scatta lo shutdown – Negli Stati Uniti l’anno fiscale inizia il primo ottobre. In mancanza di un accordo su una legislazione sulla spesa annuale, da allora la pubblica amministrazione ha funzionato grazie a finanziamenti provvisori garantiti da una cosiddetta “continuing resolution”. Una prima scadenza c’è stata l’8 dicembre ma i finanziamenti sono stati estesi a oggi, 19 gennaio. I finanziamenti di molte agenzie governative dipendono da provvedimenti legislativi approvati al Congresso e chiamati “appropriations bill”. In assenza di un pacchetto di spesa per l’anno fiscale in corso, i legislatori hanno optato su misure “stopgap” o appunto “continuing resolution”, che permettono di mantenere gli stessi livelli passati di finanziamento. Senza l’approvazione di quelle misure, alcuni servizi verranno fermati. E’ quello che successe non solo nell’inverno 2013 ma anche in quello 1995-96 durante l’amministrazione Bill Clinton.

Cosa succede con la paralisi del governo – Alcune attività del governo federale vengono congelate. Molti, ma non tutti, i dipendenti federali sono costretti a un congedo non retribuito, la prassi chiamata “furlough” che durante lo shutdown del 2013 chiamò in causa 850.000 persone in ognuno dei 16 giorni di paralisi (il 40% circa della forza lavoro). A stabilire chi è forzato a restare a casa e chi no sulla base di uno shutdown breve (da uno a cinque giorni) o più lungo sono piani di emergenza predeterminati. Il dipartimento del Lavoro nel 2013 si ritrovò forzato a posticipare la pubblicazione del rapporto mensile sull’occupazione. Lo stesso si verificò con il dipartimento del Commercio in merito alle vendite al dettaglio e ai nuovi cantieri edili e con la Federal Reserve per quel che riguarda il dato sulla produzione industriale. Anche l’approvazione di licenze per l’esplorazione e l’estrazione di petrolio subirono ritardi. Persino l’inizio della stagione dei granchi dell’Alaska fu posticipata (i livelli di pesca sono determinati dalla National Oceanic and Atmospheric Administration). L’Agenzia per la protezione ambientale dovette fermare le ispezioni in impianti chimici e luoghi con rifiuti nocivi. Il National Park Service, l’agenzia federale che gestisce i parchi nazionali, calcolò mancati incassi per oltre 500 milioni di dollari.

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Cosa continuerebbe a funzionare – Il direttore dell’Ufficio per la gestione e il bilancio della Casa Bianca ha spiegato che questa volta i parchi nazionali resteranno aperti ma la spazzatura non verrà raccolta. La protezione dei confini verrà garantita “ma gli agenti non verranno pagati. Anche i soldati e i vigili del fuoco lavoreranno, ma non verranno pagati”, ha detto Mulvaney in modo però fuorviante; in passato i dipendenti pubblici che hanno lavorato durante uno shutdown hanno poi ricevuto compensi retroattivi. Fannie Mae e Freddie Mac, finiti sotto il controllo del Governo durante la crisi finanziaria, continueranno a garantire gran parte dei mutui emessi in Usa. Tra le attività essenziali che verranno garantite ci sono anche i controlli nei cieli e quelli negli aeroporti, l’applicazione della legge e le cure mediche per i reduci di guerra. Anche la posta continuerà a essere recapitata, il Tesoro proseguirà con le sue aste, gli assegni pensionistici e quelli che garantiscono una copertura medica a chi ha un’età a partire da 65 anni giungeranno a destinazione così come i buoni alimentati per i poveri. I tribunali federali saranno aperti ma la loro attività potrebbe subire intoppi. Le conseguenze per mercati ed economia. Fino a ora gli investitori non hanno mostrato preoccupazione per lo shutdown. L’idea è che in genere una paralisi ha vita breve e il suo impatto negativo sull’economia viene poi recuperato. Nel quarto trimestre del 2013, periodo che comprese lo shutdown, il Pil era cresciuto del 4%. In una intervista al Financial Times, l’uscente presidente della Federal Reserve di New York Bill Dudley ha detto che “storicamente, queste cose durano poco e hanno un impatto molto modesto sull’economia. Quindi non darei troppa importanza alla cosa”.

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La storia recente degli shutdown – Come spiegato da un documento del Congressional Research Service, dal 1981 ci sono stati 12 shutdown con una durata che è spaziata da uno a 21 giorni. Sotto la presidenza Clinton ce ne furono due, uno da cinque giorni nel novembre 1995 e uno da 21 tra il dicembre di quell’anno e il gennaio 1996. Prima del 1981, il governo federale continuava a funzionare anche senza i fondi necessari; le spese sostenute venivano coperte retroattivamente.

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