Uccise ladro, pm chiede archiviazione senza ricorrere a nuova legge

Uccise ladro, pm chiede archiviazione senza ricorrere a nuova legge
15 maggio 2019

Il pm Andrea Claudiani, della procura di Arezzo che ha chiesto l’archiviazione per Fredy Pacini, non ha avuto bisogno di ricorrere alla nuova legge sulla legittima difesa, il magistrato ha applicato la scriminante ispirandosi al vecchio articolo del codice penale. In sostanza, il pm ha ritenuto che pur in assenza di una reale aggressione alla persona, Pacini abbia agito in modo non perseguibile penalmente, per tutelare la sua incolumita’. Secondo il pm, Fredy Pacini riteneva di essere in una situazione di effettivo pericolo, tale da affrontare anche con gli spari. Adesso dovra’ essere il Gip del Tribunale ad accogliere o meno la tesi del pubblico ministero. I primi giorni di maggio accompagnato dall’avvocato difensore Alessandra Cheli, Fredy Pacini, e’ stato ascoltato dal pm Claudiani nell’interrogatorio che ha chiuso le indagini. Determinante per la richiesta di archiviazione anche la perizia balistica con il manichino per ricostruire l’accaduto.

Nel primo interrogatorio davanti al pm, subito dopo i fatti, Pacini si era avvalso della facolta’ di non rispondere anche perche’ gli inquirenti avevano riscontrato un’incongruenza tra quanto aveva raccontato il gommista ai carabinieri, cioe’ che aveva sparato dall’alto verso il basso, dal soppalco del magazzino verso il piano terra in cui era penetrato il moldavo, e quanto stabilito invece dall’autopsia, secondo cui il proiettile era penetrato nella coscia dell’intruso dal basso verso l’alto. Adesso che la perizia balistica, svolta dal consulente tecnico d’ufficio Paride Minervini, l’esperto incaricato dal pm Claudiani, ha confermato di fatto la versione di Pacini, dimostrando che quel colpo fu sparato dall’alto, ma raggiunse il giovane mentre si trovava a terra, per essere scivolato sui vetri infranti della porta d’ingresso che era stata forzata, quindi con le gambe verso l’alto, e che dimostrerebbe che la reazione sarebbe compatibile con la legittima difesa, l’artigiano ha chiesto di essere ascoltato per fornire nel dettaglio la sua versione dei fatti.

Quanto agli avvenimenti la notte del 28 novembre scorso Pacini si trovava a dormire nella sua azienda, in via della Costituzione, nella zona industriale di Monte San Savino, perche’ esasperato dai furti che negli anni aveva subito. Poco dopo le 3 venne svegliato dal rumore dei vetri di una finestra del capannone che venivano infranti. Dal soppalco del magazzino, dove si trovava la stanza in cui dormiva, stringendo in pugno la sua pistola Glock, intravide due persone che erano entrate nel capannone e sparo’ cinque colpi verso il basso: tre finirono contro il portone dell’officina, uno raggiunse il moldavo a un ginocchio e un altro lo colpi’ alla coscia, recidendogli l’arteria femorale e causandogli lo choc emorragico che ne determino’ la morte.

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