Venezuela, irruzione militari in chiesa. Vescovo: “Lanciato bombe provocando fuga fedeli”

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2 maggio 2019

In Venezuela, due adolescenti di 14 e 16 anni sono morti in seguito a ferite d’arma da fuoco ricevute durante le manifestazioni di protesta del 30 aprile e del 1 maggio contro il governo di Nicolas Maduro. Lo rende noto l’ong Osservatorio venezuelano di conflittualita’ sociale (Ovcs). Con la morte dei due minori, sale a quattro il bilancio delle vittime nelle proteste registrate in Venezuela dal 30 aprile. – “Piangiamo la morte dell’adolescente Yosner Graterol (16 anni). E’ stato ferito con un proiettile durante la manifestazione a Victoria, nello stato di Aragua, il 30 maggio 2019”, ha scritto su Twitter l’ong venezuelana, che poco dopo in un altro messaggio sul social ha “confermato la morte di un altro adolescente, Yoifre Hernandez Vasquez (14 anni), ferito da un proiettile ieri 1 maggio durante una manifestazione ad Altamira. E’ pari a 57 il numero di manifestanti uccisi dal regime di Maduro nel 2019”.

Intanto il paese è nel caos. Il leader dell’opposizione venezuelana Juan Guaidó ha lanciato un appello un’escalation di scioperi per costringere il presidente Nicolas Maduro a rinunciare al potere. L’autoproclamato presidente ha invitato i dipendenti pubblici ad agire e a partecipare oggi a uno sciopero generale, mentre Stati Uniti e Russia si scambiano accuse sulle reciproche responsabilità nella situazione. Ieri, Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha detto al ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov che Mosca “destabilizza” il Venezuela e ha chiesto ancora una volta alla Russia di smettere di sostenere Maduro. In un colloquio telefonico con il collega russo Pompeo ha sottolineato che “l’intervento di Russia e Cuba è stato destabilizzante per il Venezuela e per le relazioni bilaterali USA-Russia”, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Morgan Ortagus. Il diplomatico statunitense ha anche “esortato la Russia a porre fine al suo sostegno a Maduro e ad unirsi ai ranghi delle nazioni, inclusa la stragrande maggioranza dei paesi occidentali, che desiderano un futuro migliore per il popolo venezuelano”.

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Da parte sua, Maduro, dato per pronto a lasciare il Paese, si è ripreso la scena apparendo alla tv di stato per per dichiarare dichiara ufficialmente il “fallito il golpe delle forze imperialiste”. “L’opposizione voleva provocare l’intervento yankee nel nostro paese, ma li abbiamo respinti ancora una volta”, ha detto Maduro rispondendo così al video postato il giorno prima dal suo rivale Guaidó per lanciare “l’assalto finale contro l’usurpatore”. Nel corso delle manifestazioni di protesta contro il regime sono morti un giovane uomo di 24 anni e una donna di 27: Samuel Mendez, 24 anni, è morto ad Aragua, mentre Jurubith Rausseo è morta ad Altamira, Caracas. Juan Guaido, che ha dato la notizia su Twitter, ha parlato di un “regime che ha perso il controllo” e denuncia che 23 delle 97 manifestazioni che si sono svolte il primo maggio nel paese sono state brutalmente represse, 32 persone detenute e 25 ferite.

L’Osservatorio Venezuelano de Conflictividad Social ha riferito che ci sono stati 130 feriti in tutto il paese per pallottole o gas lacrimogeni. Nel corso di questa ingovernabile guerriglia, e della quale trapelano sempre meno notizie, la gendarmeria chavista ha anche attaccato la Chiesa. La Guardia Nacional Bolivariana ha fatto irruzione in una chiesa in piena messa, ha lanciato gas lacrimogeni e ha usato termini “nient’affatto rispettosi” nei confronti del sacerdote. E’ accaduto nella serata del Primo Maggio, nella diocesi di San Cristobal. Lo ha denunciato monsignor Mario Moronta, vescovo di Cristobal: “Un’orda delle Guardias Nacionales Bolivarianos ha attaccato la chiesa di Nostra Signora di Fatima nel Barrio Sucre di San Cristobal”.

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“L’Eucaristia stava finendo – ha precisato il vescovo – quando due membri della Guardia Nazionale sono entrati in moto all’interno del tempio. Il parroco e’ sceso dall’altare per fermarli. Durante il tentativo di dialogo e’ arrivata un’orda di 40 militari che ha cercato di entrare nella chiesa piena di fedeli. Il parroco, don Jairo Clavijo, fermo nella sua decisione di non far entrare nessuno, ha visto arrivare un generale di nome Ochoa che ha iniziato a discutere e ad accusarlo, usando parole offensive. Non contenti, i membri del gruppo della Guardia Nazionale hanno lanciato delle bombe lacrimogene all’interno del tempio, provocando l’immediata fuga dal luogo sacro, dove c’era un buon numero di fedeli, tra cui molti anziani. Nell’azione concitata una religiosa e’ svenuta”. Nel testo inviato a Fides da Mons. Moronta si legge ancora: “Questo evento e’ molto serio ed e’ un attacco contro la Chiesa cattolica. Ho incolpato il suddetto generale Ochoa e le autorita’ militari della regione di questo evento vile, che per se stesso mostra la volonta’ di chi ha attaccato, che non ha alcun rispetto per la dignita’ umana e neanche timore di Dio. La Diocesi prendera’ le decisioni al riguardo e promuovera’ le azioni considerate pertinenti”.

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