Ue a guida franco-tedesca, ora decisivo il Parlamento. Ursula von der Leyen a capo della Commissione

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3 luglio 2019

Quattro Vertici in poco piu’ di un mese, 27 ore di negoziati negli ultimi tre giorni, un’infinita’ di incontri bilaterali, ma alla fine i capi di Stato e di governo sono riusciti a trovare un accordo sul pacchetto di nomine per l’Unione Europea nella prossima legislatura. La cristiano-democratica tedesca Ursula von der Leyen, attuale ministro della Difesa del governo di Angela Merkel a Berlino, e’ stata indicata come futuro presidente della Commissione, mentre la francese Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, andra’ al posto di Mario Draghi alla testa della Banca centrale europea. I capi di Stato e di governo hanno anche scelto il premier liberale belga, Charles Michel, come presidente del Consiglio europeo e il socialista spagnolo, Joseph Borrell, come Alto rappresentante per la politica estera. “Questo accordo e’ il frutto di un’intesa franco-tedesca profonda”, ha rivendicato il presidente francese, Emmanuel Macron. Secondo diverse fonti e’ stato lui a tirare fuori dal cilindro il ticket vincente “von der Leyen-Lagarde”.

La tedesca “ha il Dna comunitario”, ha assicurato Macron, che nelle trattative ha fatto il pieno: il processo degli Spitzenkandidaten (i capolista dei partiti politici) e’ stato spazzato via, il Partito Popolare Europeo si e’ ribellato a Merkel mandando in frantumi la sua storica unita’, i liberali hanno conquistato il Consiglio europeo, la scelta di due donne rappresenta un segnale di rottura e innovazione e, nel frattempo, la Francia ha ottenuto la Bce. Paradossalmente Merkel e’ stata costretta a astenersi su von der Leyen per l’opposizione della Spd con cui governa in Germania. Del resto, alcuni temono per la tenuta della grande coalizione a Berlino. Ma “e’ bello vedere che Ursula von der Leyen beneficia della fiducia dei 28”, ha spiegato la cancelliera: “e’ un buon segnale che una donna possa essere presidente della Commissione”. Sempre che l’Europarlamento dia il suo assenso, perche’ tra i quattro partiti che negoziano per formare una coalizione europeista – popolari, socialisti, liberali e verdi – ci sono molti malumori per il pacchetto approvato dal Vertice.

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale

Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale

Prima di mettere insieme la sua squadra, Ursula von der Leyen dovra’ essere approvata dalla plenaria di Strasburgo. Quando il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha annunciato il quartetto che guidera’ l’Europa per i prossimi cinque anni, dall’Europarlamento sono arrivati diversi segnali allarmanti. Dentro il gruppo dei Socialisti&Democratici, che era convinto di avere in tasca la nomina dell’olandese Frans Timmermans alla Commissione, diverse delegazioni nazionali hanno espresso la loro opposizione a von der Leyen. La presidente del gruppo dei Verdi, Ska Keller, ha bocciato tutto il pacchetto che “non soddisfa nessuno a parte i giochi di potere: non e’ cio’ che i cittadini europei meritano”. Anche tra popolari e liberali si registra qualche malumore. Calcolatrice alla mano, von der Leyen dovra’ spendersi per trovare una maggioranza pronta a confermarla all’Europarlamento.

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Se la tedesca non riuscira’ a ottenere 376 voti il 17 luglio a Strasburgo, i capi di Stato e di governo avranno un mese di tempo per presentare un altro candidato alla presidenza della Commissione, con il rischio che anche Borrell venga rimesso in discussione. Se invece ci sara’ il via libera, per la prima volta nella sua storia l’Ue sara’ a guida franco-tedesca. Macron e Merkel appaiono come i vincitori del Vertice. I paesi del gruppo di Visegrad e l’Italia sono riusciti a far saltare il “pacchetto di Osaka”, che era stato preparato da Merkel e Macron con lo spagnolo Pedro Sanchez e l’olandese Mark Rutte durante il vertice del G20 della scorsa settimana. Tusk ha assicurato che alcune vicepresidenze della Commissione finiranno ai paesi dell’Est e all’Italia. Ma, alla fine, il fronte “anti-Osaka” difficilmente puo’ cantare vittoria. Nella gara sulle bandierine, nessuno dei paesi dell’Est ne’ l’Italia sono stati ricompensati con un “Top Job” (massimo incarico, ndr). I posti che contano sono stati distribuiti tra i paesi che hanno preparato e sostenuto il “pacchetto di Osaka”: oltre al quartetto von der Leyen-Lagarde-Michel-Borrell, Timmermans restera’ primo vicepresidente della Commissione affiancato dalla liberale danese Margrethe Vestager.

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