Unione Europea: via libera a miele Ogm, +29% da Cina

21 aprile 2014

Nel miele in vendita nell’Unione Europea non è necessario indicare in etichetta la presenza di polline contaminato OGM nonostante il boom delle importazioni da Paesi a rischio contaminazione, come la Cina, che nel 2013 ha aumentato del 20 per cento le spedizioni ed è diventata addirittura secondo fornitore dell’Italia preceduta solo dall’Ungheria. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sugli effetti dell’ultima sessione plenaria di questa legislatura a Strasburgo dove il Parlamento europeo ha adottato il testo consolidato di modifica della direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il miele, frutto dei negoziati in sede di Trilogo tra le Istituzioni dell’Ue. “C’è ora il rischio concreto che venga venduto sul mercato miele con polline ogm senza nessuna indicazione in etichetta – sottolinea la Coldiretti – perché secondo il testo approvato il polline, essendo una componente naturale specifica del miele, non va considerato un ingrediente e di conseguenza non sarà mai necessario indicare in etichetta la presenza di polline OGM dal momento che rappresenta un valore inferiore alla soglia dello 0,9 per cento prevista dalla legislazione europea”.

“Una interpretazione che – continua la Coldiretti – non rispecchia peraltro la sentenza della Corte di giustizia, del 6 settembre 2011, secondo la quale il polline è un ingrediente del miele e quindi la presenza di ogm va indicata in etichetta. A preoccupare è il fatto che – sottolinea la Coldiretti – la coltivazione di un campo Ogm è in grado di determinare la contaminazione del miele attraverso il trasporto del polline da parte delle api. In Italia grazie all’azione della Coldiretti è vietato coltivare ogm e di conseguenza non è contaminato il miele prodotto sul territorio nazionale che è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. Un discorso diverso vale per il miele importato in ingenti quantità da paesi comunitari ed extracomunitari in cui sono diffuse le coltivazioni biotech come la Cina. L’Italia infatti – prosegue l’organizzazione degli agricoltori – ha importato nel 2013 un quantitativo di miele addirittura superiore alla produzione nazionale per un totale di circa 18 milioni di chili di miele dei quali quasi la metà dall’Ungheria e oltre il 10 per cento dalla Cina ma anche da Romania, Argentina e Spagna dove sono permesse coltivazioni Ogm Il miele prodotto sul territorio nazionale è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti”.

In sostanza, per acquistare miele italiano è bene verificare sempre l’etichettatura. “La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – conclude la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

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