Urne aperte per le presidenziali, il 73enne Zeman non molla

Urne aperte per le presidenziali, il 73enne Zeman non molla
Il capo di Stato della Repubblica ceca, Milos Zeman
12 gennaio 2018

Le elezioni presidenziali, in programma oggi e domani, sabato 13 gennaio, in Repubblica ceca, hanno tutta l`aria di un plebiscito a favore o contro l`attuale capo dello stato, Milos Zeman, che nonostante l`età, 73 anni, e una salute malferma, vuole restare al Castello di Praga per i prossimi cinque anni. Un voto nel quale l`elettorato ceco è inoltre chiamato a decidere sull`accordo di potere fra Zeman e il premier Andrej Babis, il politico miliardario, capo del movimento populista dei cittadini scontenti e vincitore delle scorse elezioni politiche, il cui governo non è ancora riuscito a ricevere la fiducia della Camera, ma sempre fermamente sostenuto dal presidente in carica. L’impressione è che il destino dell’uno sia strettamente legato a quello dell’altro. Opposto ad altri otto candidati, Zeman – 73 anni, ex leader socialdemocratico, il presidente più filo russo e più filo cinese d`Europa, che si dice filo europeo, ma non perde occasione per criticare Bruxelles, noto per la sua intransigenza anti migranti e anti Islam – è considerato il grande favorito. I sondaggi anche nei giorni scorsi gli attribuivano una quota di consensi del 42,5%, ovviamente la più elevata fra tutti gli aspiranti al Castello. Se però questo fine settimana Zeman non dovesse riuscire nell`impresa della rielezione al primo turno, per la quale gli occorrerebbe più della metà dei voti validi, non saranno da escludere sorprese nel successivo ballottaggio, che si svolgerebbe il 26 e 27 gennaio.

Leggi anche:
Su nomine Rai e Copasir regge patto tra opposizioni

L`unico avversario che sembra in grado di raggiungere il testa a testa finale con Zeman è Jiri Drahos, 68 anni, uno scienziato, professore universitario, ex presidente della Accademia delle Scienze della Repubblica ceca, al quale gli ultimi sondaggi attribuiscono il 28% dei consensi. Drahos – moderato, filo europeo, dall`immagine cristallina, ma senza alcuna esperienza in politica – nell`eventuale ballottaggio potrebbe avvantaggiarsi dell`effetto polarizzazione, vista la tendenza del Presidente in carica a spaccare l`elettorato. E oggi sono in tanti i cittadini cechi secondo i quali Praga non possa andare avanti con un capo dello stato come Zeman, coi suoi modi troppo spesso fuori dalle regole, gran bevitore e gran fumatore, il contrario del politicamente corretto, con una certa inclinazione al linguaggio volgare, che in questi ultimi anni di terrorismo internazionale e crisi migratoria (da lui definita “una invasione organizzata per distruggere l`Europa, di persone che non possono integrarsi”), non ha mai avuto il minimo ritegno nel puntare al consenso con toni e argomenti populistici. Questo voto presidenziale, come detto, avrà con ogni probabilità un esito decisivo per il futuro governo del paese. Zeman infatti negli ultimi tempi si è schierato a favore del premier Andrej Babis – il miliardario, leader del movimento populista dei “Cittadini scontenti” e vincitore delle scorse elezioni politiche – al quale ha affidato l`incarico di formare un governo di minoranza e promettendogli un nuovo incarico, se questo primo tentativo di Babis dovesse fallire.

Leggi anche:
Parlano i ragazzi bloccati nella grotta: "Miracolo"

Tutto questo nonostante la contrarietà mostrata sinora di tutti gli altri partiti di allearsi con Babis e senza alcuna considerazione della richiesta di autorizzazione a procedere per truffa alla Ue che pende attualmente sul capo di Babis. Il tycoon è infatti coinvolto in una indagine giudiziaria riguardante il Capi hnizdo (Nido della cicogna), un agriturismo per ricchi, per il quale le società che fanno capo a Babis avrebbero ottenuto un finanziamento europeo senza averne diritto, attraverso una documentazione manipolata. Una vicenda della quale si sono occupati negli ultimi mesi anche gli ispettori dell`Olaf, l`ufficio antifrode della Unione europea, i quali sono giunti alle medesime conclusioni per le quali gli inquirenti cechi hanno chiesto la autorizzazione a procedere. Gli altri candidati in lizza per le presidenziali sono Michal Horacek, uomo d`affari e paroliere, autore di canzoni di successo, l`unico che ha pagato tutte le spese della campagna elettorale, con proprie risorse; Mirek Topolanek, ex premier civico democratico, che nel 2009 salì agli onori della cronaca internazionale per le foto in costume adamitico mentre era ospite nella villa in Costa Smeralda di Silvio Berlusconi; Pavel Fischer, ex diplomatico, già ambasciatore ceco a Parigi; Marek Hilser, medico e attivista, 41 anni, il più giovane dei candidati; Vratislav Kulhanek, amministratore delegato della Skoda Auto; Jiri Hynek, presidente dell`Associazione ceca delle industrie del settore difesa e sicurezza; Petr Hannig, compositore, cantante e politico.

Leggi anche:
Martina all'attacco: politiche di Salvini pericolose per il Paese

Nessuno di essi, ad eccezione del già citato Drahos, sembra avere chance di contendere la rielezione presidenziale a Zeman. Quest`ultimo fra l`altro si è rifiutato in questi mesi di partecipare a dibattiti elettorali con gli altri candidati, contando – e persino abusando, secondo i critici – della visibilità offertagli dalla carica di capo dello stato attualmente ricoperta. Le occasioni peraltro non gli mancano, come accaduto appena pochi giorni fa, durante una cerimonia al Castello, per il 100esimo anniversario della indipendenza nazionale, durante la quale Zeman ha preso la parola, dando la sua interpretazione fra gli applausi degli ultimi cinquant`anni di storia ceca. Da un lato, liquidando il mito di Alexander Dubcek, il protagonista della Primavera di Praga, che ha definito “un fifone, che all’arrivo dei sovietici se la fece addosso come quasi tutti i dirigenti del tempo”; poi minimizzando la Rivoluzione di velluto del 1989 e l`importanza dei dissidenti, fra cui in primo luogo il suo predecessore al Castello, Vaclav Havel, e affermando: “Macché “Charta 77″. L`unico che dobbiamo ringraziare per la caduta del regime è stato Michail Gorbacev”. Parole criticate e rifiutate da una parte della popolazione, ma che molti elettori cechi con ogni probabilità dimostreranno di approvare, venerdì e sabato, con il voto a favore di Milos Zeman presidente.

Leggi anche:
Sicilia: da liquidazione Irsap a ufficio Bruxelles, ok 6 mozioni M5s

Segui ilfogliettone.it su facebook

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a redazione@ilfogliettone.it



Commenti