Il fratello di Manuela Orlandi: “Il muro sta cadendo”. Vaticano: “Il documento è falso e ridicolo”

Il fratello di Manuela Orlandi: “Il muro sta cadendo”. Vaticano: “Il documento è falso e ridicolo”
18 settembre 2017

Una documentazione “falsa e ridicola”: la Santa Sede ha smentito con questo netto giudizio la lettera pubblicata questa mattina dal giornalista Emiliano Fittipaldi riguardo al caso di Emanuela Orlandi, in cui si fa riferimento a 483 milioni di lire che il Vaticano avrebbe speso per allontanare dall’Italia la giovane, scomparsa nel 1983. La smentita del portavoce Greg Burke arriva dopo che gia’ il sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Angelo Becciu aveva negato l’esistenza del dossier, qualche mese fa. In particolare la documentazione sembra riferirsi a un soggiorno della sfortunata ragazza in un collegio italiano a Londra e al rientro di una salma dalla capitale inglese, cioe’ sviluppi inquietanti ma che, viene fatto notare, appaiono inverosimili in quanto decine se non centinaia di persone ne sarebbero state a conoscenza, dalle compagne di collegio ai dipendenti delle pompe funebri.    Sul sito di Repubblica (e nel suo libro di prossima uscita “Gli impostori”), il giornalista riporta un “Resoconto sommario delle spese sostenute dallo Stato Citta’ del Vaticano per le attivita’ relative alla cittadina Emanuela Orlandi”. Il testo, privo di firma autografa, e’ attribuito al cardinale Lorenzo Antonetti, gia’ presidente dell’Apsa e spiega che “la prefettura dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha ricevuto mandato di redigere un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attivita’ svolte a seguito dell’allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi”.

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“I documenti allegati (197 pagine) al presente rapporto sono presentati in originale per la parte relativa ai pagamenti per i quali e’ stata rilasciata quietanza, sono presentati in forma di resoconto bancario le quantita’ di denaro utilizzate e prelevate per spese non fatturate”, si legge nella lettera, che tuttavia e’ pubblicata priva degli allegati citati e precisa che il rendiconto e’ forzatamente incompleto: “moltissimi limiti nella ricostruzione – spiega il testo attribuito ad Antonetti – sono stati riscontrati nell’impossibilita’ di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso (il commendatore Camillo Cibin, ndr). Il documento non include l’attivita’ commissionata da Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Segretario di Stato Emerito Agostino Casaroli al ‘Commando 1′, in quanto alcun organo a noi noto o raggiungibile e’ a conoscenza di quanto emerso e della quantita’ di denaro investita nell’attivita’ citata”. In sostanza il dossier sintetizza gli esborsi sostenuti dal Vaticano dal 1983 al 1997. La somma totale investita nella vicenda Orlandi e’ ingente: oltre 483 milioni, quasi mezzo miliardo di lire. L’elenco riempie pagina due, tre, quattro e, in parte, cinque del rendiconto. La prima voce riguarda il pagamento di una “fonte investigativa presso Atelier di moda Sorelle Fontana”. La Orlandi, nell’ultima telefonata alla famiglia prima della sparizione, aveva in effetti detto che qualcuno le aveva proposto di pubblicizzare i prodotti di una marca di cosmetici, la Avon, durante una sfilata delle stiliste Fontana. Per la fonte, la Santa Sede aveva sborsato 450.000 lire. E’ riportata anche una spesa per la “preparazione all’attivita’ investigativa estera” costata altre 450.000 lire, uno “spostamento” da ben 4 milioni di lire e, soprattutto, le somme utilizzate per “rette vitto e alloggio 176 Chapman Road Londra”, che sono la voce piu’ inquietante (e secondo il Vaticano “ridicola”).

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Pur essendo errato l’indirizzo, il collegio sarebbe quello dei padri scalabriniani, che gestiscono a Londra un ostello della gioventu’ destinato esclusivamente a ragazze, al quale, per le rette, sarebbero stati versati in un primo periodo 8 milioni di lire. Mentre nel periodo “aprile 1993-luglio 1997” oltre alle solite rette (con “il dettaglio mensile e annuale in allegato 22”) e ad altre “spese sanitarie forfettarie”, figura il capitolato finale. Qui a chi legge si gela il sangue in quanto evidentemente si parla di un funerale: “Attivita’ generale e trasferimento presso Stato Citta’ del Vaticano, con relativo disbrigo pratiche finali: L. 21.000.000”. Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro, ha scritto su Facebook che “il muro sta cadendo”, commentando il presunto dossier. E l’avvocato della famiglia Orlandi, Laura Sgro’, ha affermato che “ci sono convergenze” tra quello che e’ stato scritto da Fittipaldi e le informazioni giunte al fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, “gia’ all’inizio di quest’anno”. “Le informazioni contenute in quel documento corrispondono a quanto ci e’ stato riferito”, ha aggiunto in un’intervista a Euronews. “Se fosse un documento vero lo scenario sarebbe inquietante, si parla dell’esistenza in vita di Emanuela almeno fino al 1997”, ha osservato la Sgro’, “nel caso in cui non fosse vero sarebbe comunque inquietante lo stesso. Perche’ che ci faceva questo documento nella cassaforte della prefettura della Casa Pontificia nel caso in cui stiamo parlando di un documento falso?”. La legale ha anche rinnovato la richiesta di istanza inviata mesi fa al Vaticano per visionare documenti conservati alla Segreteria di Stato.

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