Via i primi 100 soldati dall’Afghanistan e 50 dall’Iraq

Via i primi 100 soldati dall’Afghanistan e 50 dall’Iraq
2 ottobre 2018

Il prossimo decreto sulle missioni internazionali – in cui sono impegnati oltre 6.000 militari italiani – sancira’ le prime riduzioni dei contingenti in Afghanistan e in Iraq. Cento soldati lasceranno Herat al completamento del processo elettorale afgano, dunque “entro il 31 ottobre”, riferiscono fonti della Difesa, mentre un primo contingente di 50 uomini schierati alla diga di Mosul, in Iraq, rientrera’ presto in Italia in vista della “chiusura completa della missione Praesidium nel primo trimestre del 2019”.

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Saranno dunque questi gli aspetti salienti del decreto missioni che il ministro Elisabetta Trenta portera’ nei prossimi giorni al Consiglio dei Ministri. “E’ un cambio di passo importante – spiegano le fonti – in linea con i nuovi interessi strategici del Paese. Non a caso, allo stesso tempo, il ministro recentemente e’ riuscito a sbloccare la missione in Niger, una missione per noi fondamentale al fine di controllare i flussi migratori verso l’Italia”. “La riduzione dei 100 uomini in Afghanistan – viene sottolineato – rientra nel graduale disimpegno voluto dal ministro. Considerato l’imminente processo elettorale, abbiamo tuttavia agito con responsabilita’ anche verso gli alleati. Nel 2019 si procedera’ ad ulteriori riduzioni, mantenendo sempre la capacita’ operativa della missione”.

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“Continueremo, all’interno della missione Nato, ad addestrare e formare le forze irachene, ma su Presidium, a Mosul, non troviamo piu’ la necessita’ di mantenere un contingente. La riduzione dei 50 serve ad avviare un processo di chiusura della missione che sara’ completato entro i primi tre mesi del 2019″. Da tempo si parla di una contrazione del contingente in Afghanistan, dai circa 950 militari attuali a 700, e di un dimezzamento di quello in Iraq, dove il Parlamento ha finora autorizzato circa 1.500 uomini, distribuiti in varie localita’ e con compiti diversi. La riduzione comincera’ con i 470 oggi a protezione della diga di Mosul, la Task Force Praesidium, che la Difesa intende chiudere nel primo trimestre dell’anno prossimo. Tutto questo a fronte di un maggior impegno in Africa, dove sono concentrati gli interessi nazionali, specie con riferimento al controllo dei flussi migratori. In questo contesto va inquadrata la missione in Niger, la riconfigurazione di quelle in Libia e l’invio di un contingente in Tunisia nell’ambito di una operazione della Nato.

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