Viareggio, condanne in Appello. Dieci anni fa, 32 morti. Familiari vittime soddisfatti

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20 giugno 2019

Sette anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana ed ex ad di Fs, e sei anni per Michele Mario Elia, ex ad Rfi, e Vincenzo Soprano, ex ad Trenitalia. Otto anni e otto mesi di reclusione per Rainer Kogelheid, ad di Gatx Rail Austria, e Peter Linowski, ad di Gatx Rail Germania. A una manciata di giorni dal decimo anniversario dalla strage di Viareggio arrivano le condanne della Corte d’Appello di Firenze per la tragedia. E’ il 29 giugno 2009 quando un treno merci carico di gpl esplode nella stazione di Viareggio, causando la morte di 11 persone e quella successiva, per ustioni, di altre 21. Tutto accade poco prima di mezzanotte, quando il treno merci 50325 Trecate-Gricignano, con il suo convoglio di 14 carri cisterna contenenti gas propano liquido, mentre viaggia a circa 90 km orari, deraglia per cause legate al cedimento del carrello del primo carro cisterna, che trascina fuori dai binari altri quattro carri. Solo dal primo carro, la cui cisterna viene perforata da un picchetto di tracciamento curva posizionato lungo la massicciata, fuoriesce il gas gpl che al contatto con l’ossigeno e alla prima possibilità d’innesco s’incendia.

I danni sono immediati e 11 persone muoiono in pochi minuti, investite dalle fiamme o travolte dal crollo degli edifici; altre due persone rimangono stroncate da infarto e decine ferite: di esse molte rimangono gravemente ustionate, e la maggior parte muore, anche a distanza di diverse settimane dall’evento. I due macchinisti rimangono indenni: dopo aver dato frenatura al convoglio si mettono in salvo dietro ad un muro che li protegge dalla fiammata del gas innescato. Il deragliamento si verifica in corrispondenza del sovrappasso pedonale che scavalca il fascio binari sud della stazione ferroviaria, collegando via Burlamacchi con via Ponchielli. Il gas sembra essersi propagato in direzione di quest’ultima via, nella cui area si registra infatti il maggior numero di vittime, feriti e di edifici crollati o danneggiati.

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Alcune abitazioni vengono poi abbattute su ordinanza delle autorità comunali perché non più agibili o per costi di riparazione superiori ad una ricostruzione ex novo. Nei giorni successivi viene inoltre abbattuto anche lo storico sovrappasso per i gravi danni strutturali riportati nell’esplosione. Il processo di primo grado, a Lucca, si conclude il 31 gennaio 2017 con la condanna di 23 imputati, accusati a vario titolo di disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni personali, e l’assoluzione di 10 imputati. Mauro Moretti viene condannato a 7 anni di carcere nella veste di ex amministratore delegato per Rete Ferroviaria Italiana. Vincenzo Soprano, ex ad di Trenitalia, viene condannato a 7 anni e 6 mesi, come Michele Mario Elia in qualità di ex ad di Rete ferroviaria italiana. Le pene più pesanti vengono inflitte ai responsabili della tedesca Gatx Rail, che ha affittato a Fs i carri cisterna: nove anni e mezzo a Rainer Kogelheide, amministratore della società e a Peter Linowski, responsabile sistemi manutenzione. Oggi le condanne in appello.

I familiari delle vittime

Qualcuno si e’ preso il volto tra le mani, qualcuno ha pianto, qualcuno si e’ aggrappato alla sedia cercando di contenere l’emozione: tutti hanno sussultato quando la corte ha condannato Mauro Moretti anche in qualita’ di ex ad di Fs. I familiari delle vittime della strage di Viareggio erano presenti in massa, questa mattina, alla lettura della sentenza di secondo grado per incidente ferroviario del 29 giugno 2009 costato la vita a 32 persone.

Se Marco Piagentini, presidente dell’Associazione ‘Il mondo che vorrei’, preferisce restare in silenzio e annuncia una conferenza stampa per domani a Viareggio, dopo essere uscito dall’aula Claudio Menichetti, padre di Emanuela, morta per le gravi ferite riportate dopo l’esplosione del vagone cisterna, ha mostrato ai giornalisti una foto del volto della figlia in ospedale, reso irriconoscibile dalle ustioni: “Come potevo – ha detto rivolto ai cronisti – lasciare perdere una cosa del genere”. “Siamo arrivati a un buon giudizio – ha commentato – finalmente dopo questa sentenza riusciremo a fare qualcosa per la sicurezza”. Trattiene a stento le lacrime Luciana Beretta, che nella strage di Viareggio ha perso il figlio Federico Battistini: “Non so cosa faro’ oggi – ha detto – ma so che mi batte forte il cuore. Penso che finalmente non potranno cavarsela piu’ solo voi risarcimenti”.

Le opposte interpretazioni sentenza di Appello

L’ultimo capitolo si giocherà in Cassazione. E’ il pensiero di accusa e difesa, familiari delle vittime e legali delle società coinvolte, al termine della lettura della sentenza di Appello per la strage ferroviaria di Viareggio, avvenuta il 29 giugno 2009 e costata la vita a 32 persone. A pochi giorni dal decimo anniversario, la corte di Appello di Firenze ha sostanzialmente confermato l’impianto e le condanne più significative del primo grado. Mediaticamente, colpisce la secca conferma della condanna di Mauro Moretti, all’epoca amministratore delegato di Ferrovie. Sette anni, interamente confermati, anche perché Moretti ha rinunciato, unico tra gli imputati, alla prescrizione per il reato di incendio colposo.

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L’interpretazione della sentenza, in attesa ovviamente delle motivazioni, è specularmente opposta. Per Tiziano Nicoletti, avvocato che assiste alcuni dei familiari delle vittime della strage, i giudici hanno colpito “la gestione a monte” del sistema ferroviario italiano. Lo dimostra, secondo Nicoletti, la decisione dei giudici di assolvere alcuni degli imputati di Rfi, condannando Vincenzo Soprano (ex Ad di FS Logistica), lo stesso Moretti, Emilio Maestrini (Responsabile Direzione ingegneria, sicurezza e qualità di sistema di Trenitalia Spa, Mario Castaldo (Direttore Divisione ex Cargo di Trenitalia), Mario Elia, sei anni, ex Ad di Rfi, Francesco Favo, (ex responsabile della struttura di Certificazione sicurezza imprese ferroviarie e dell’Istituto sperimentale della Direzione tecnica di Rfi Spa).

“La Procura – aggiunge Nicoletti – ha avuto coraggio, non si sono spaventati. Una Procura peraltro di provincia, come quella di Lucca, piccola e che ha avuto anche molti problemi logistici, pratici. La sentenza ha confermato quello che abbiamo sempre detto sin dall’inizio, e cioè che è il sistema Ferrovie la causa di quel che è successo. Non è stato solo uno spiacevole episodio. E’ stata le gestione a monte. Significative le assoluzioni di alcuni imputati di Rfi, a fronte delle condanne dei vertici. Vuol dire che, secondo i giudici, e anche secondo noi, si è trattato di un problema della testa della struttura, non di funzioni delegate”.

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Di tutt’altro avviso, Alberto Mittone, legale di Soprano: “nessuno vuole scaricare la colpa sugli altri. Ma l’amminsitratore delegato affronta delle questioni progettuali, deve sincerarsi delle capacità delle persone che sono adibite a certi compiti, non può scendere nel dettaglio dei singoli episodi. Questo è un incidente avvenuto per la rottura di un pezzo che doveva essere manutenuto da alcuni tecnici tedeschi. Fino a prova contrario noi c’entriamo in misura limitatissima rispetto a questi tedeschi, che hanno compiuto un errore macroscopico. Tanto è vero che Lehman è stato condannato”. “Ci sono temi giuridici che la Corte d’Appello ha risolto in maniera difforme rispetto a quanto da noi prospettato e quindi ci sono i motivi per ricorrere in Cassazione”, ha poi ribadito Alfonso Maria Stile, difensore di Michele Mario Elia, ex ad Rfi.

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