Von der Leyen a Bruxelles, la presidente designata della Commissione tesse tela voto

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9 luglio 2019

La settimana piu’ lunga di Ursula von der Leyen e’ iniziata. La presidente designata della Commissione e’ da domenica a Bruxelles per tessere la tela politica che la portera’ al voto della plenaria del Parlamento europeo martedi’ prossimo, quando l’assemblea di Strasburgo si esprimera’ a maggioranza e con voto segreto per approvare o respingere la nomina decisa dai leader nella lunga maratona negoziale della settimana scorsa. Il voto non e’ scontato, in una partita in cui la politica europea si intreccia con gli equilibri interni dei vari governi. Italia compresa. Formalmente la ministra tedesca ha bisogno di 375 voti per succedere a Jean Claude Juncker alla guida dell’esecutivo Ue. Ma politicamente quella soglia e’ troppo risicata e il rischio e’ quello di partire con una legittimazione troppo fragile.

Per questo i contatti di queste ore di Von der Leyen e del suo ‘transition team’ (uno staff di cinque persone messe a disposizione dall’amministrazione di Berlaymont) con tutti gli attori in campo, e’ febbrile. La presidente designata della Commissione, che ieri ha visto i capigruppo dei Verdi come segno di attenzione verso i Gruenen tedeschi molto critici con la sua nomina, incontrera’ oggi i Conservatori dell’Ecr, domani i Socialisti e i Liberali. Alla fine del giro di ‘consultazioni’, e’ prevista una riunione congiunta con la conferenza dei capigruppo delle principali famiglie politiche dell’Eurocamera e domani, mercoledì, di pomeriggio dunque il quadro dovrebbe essere piu’ chiaro. Ma al momento la confusione sotto il cielo e’ grande. Il voto dei Popolari, seppur con qualche mal di pancia, appare scontato. I socialisti invece sono spaccati: i socialdemocratici tedeschi, almeno per il momento, voteranno quasi certamente contro, cosi’ come altre delegazioni socialiste soprattutto del nord Europa.

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No anche dai laburisti britannici, mentre gli olandesi, seppur bruciati dallo stop a Frans Timmermans, sono piu’ dialoganti. Un via libera dovrebbe arrivare anche dal Pd e dagli spagnoli. I liberali non si sono ancora espressi, ma data l’impronta ‘macroniana’ del pacchetto nomine deciso dal summit dei capi di Stato e di governo, e’ scontato immaginare che daranno il loro via libera. Una sopresa potrebbe arrivare dai Conservatori e Riformatori dell’Ecr, il gruppo in cui siedono i ‘Fratelli d’Italia’ di Giorgia Meloni e che non fa parte della ‘maggioranza europeista’ su cui potenzialmente dovrebbe fondarsi la legislatura. “Aspettiamo di sentire cosa ci dira’ e poi decidiamo”, spiega un eurodeputato. Se la delegazione piu’ grossa della famiglia conservatrice, i polacchi del PiS, sponsor in Consiglio della designazione della von der Leyen, dovessero decidere per il ”si”, sarebbe certamente un fatto politicamente rilevante e potrebbe pesare sul prosieguo dell’intera legislatura.

Intanto, mentre a Bruxelles si negozia, anche la politica italiana ragiona sul da farsi. Sabato scorso Giuseppe Conte ha pubblicamente invitato gli eurodeputati di Lega e M5s ad esprimersi a favore della presidente designata: in ballo c’e’ il negoziato sul nome del commissario (e sul peso del portafoglio) che il governo punta a ottenere nella trattativa con Bruxelles. Un voto favorevole dei due azionisti di maggioranza del governo alla Von der Leyen, e’ il ragionamento del presidente del Consiglio, sarebbe certamente una carta importante da giocare al momento della scelta e rafforzerebbe di certo l’Italia. Ma mentre i 5 Stelle hanno le mani piu’ libere e potrebbero far convergere i loro 14 voti su von der Leyen (i pentastellati hanno appoggiato fin da subito la linea Conte sulle nomine e non hanno un gruppo parlamentare cui rendere conto), la Lega e’ piu’ in difficolta’.

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Il dilemma non e’ semplice: appoggiare von der Leyen smentendo di fatto la critica all’Europa franco-tedesca e sconfessando la posizione del gruppo sovranista? Oppure votare contro, indebolendo cosi’ la posizione del governo italiano nella trattativa sul commissario, che la Lega stessa intende portare a casa? I parlamentari del Carroccio non hanno ancora deciso, il capogruppo di Identita’ e Democrazia, Marco Zanni, dopo una prima presa di posizione ufficiale molto rigida (‘voteremo no'”, aveva detto a caldo), prende tempo. “Non voteremo a favore a scatola chiusa, vedremo da qui al 16 luglio valutando sia in termini di programma che di squadra”. Insomma la porta della Lega resta socchiusa, ma rischia di aprire una crepa nel fronte sovranista. Tutte le altre forze del gruppo Identita’ e Democrazia infatti, a cominciare dai francesi del Rassemblement National di Marine Le Pen, salvo colpi di scena clamorosi voteranno ‘no’.

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