L’Italia perde un altro pezzo d’industria, Pininfarina ora parla indiano

di Maurizio Balistreri

La Pininfarina passa alla società indiana Mahindra. La Pincar, socio di controllo di Pininfarina Spa, ha firmato infatti, d’intesa con le banche, un accordo di investimento con le società Mahindra & Mahindra e TechMahindra. L’intesa prevede l’impegno da parte del gruppo indiano di investire 20 milioni di euro mediante un aumento di capitale in Pininfarina entro la fine del 2016.  Gli investitori, spiega la societa’ piemontese, “acquisteranno al momento del closing tutte le azioni ordinarie Pininfarina detenute da Pincar, per un prezzo di 1,10 euro per azione. Le azioni sono attualmente in pegno alle banche e saranno liberate dal pegno al momento del closing”. Successivamente, gli investitori “lanceranno un’offerta pubblica totalitaria sulle azioni ordinarie Pininfarina, allo stesso prezzo di compravendita delle azioni detenute da Pincar”. “Alla luce dell’intenzione degli investitori – sottolinea la societa’ – di preservare l’indipendenza di Pininfarina, le parti hanno concordato di identificare le circostanze alle quali gli investitori manterranno la quotazione delle azioni ordinarie Pininfarina presso il mercato telematico azionario e di confermare, successivamente al closing, Paolo Pininfarina nel suo attuale incarico di presidente del cda”. Il closing, previsto nel primo semestre del 2016, “e’ subordinato al verificarsi di un insieme di condizioni, tra le quali l’efficacia dell’accordo di ristrutturazione dei debiti di Pininfarina, l’omologa dell’accordo di ristrutturazione dei debiti di Pincar, l’autorizzazione delle autorita’ antitrust competenti per l’operazione”.

Insieme all’accordo di investimento, spiega la Pininfarina, “sono stati conclusi l’accordo di ristrutturazione dei debiti di Pininfarina con le parti finanziatrici e i creditori pignoratizi”. Alcune delle banche “hanno concordato un pagamento a saldo e stralcio dei loro crediti, mentre altre banche hanno concordato un nuovo piano di riscadenziamento dei loro crediti nei confronti di Pininfarina ai termini e condizioni pattuiti con gli investitori”. I crediti delle banche coinvolte dal saldo e stralcio e delle banche coinvolte dal riscadenziamento “sono garantiti da una fideiussione emessa dagli investitori”. Il cda ha approvato anche un nuovo piano industriale, “che prevede per Pininfarina di diventare un fornitore di servizi di design e ingegneria d’eccellenza che offre servizi di ingegneria ‘design to delivery’ in diversi settori: automotive, trasporti, aerospaziale, architettura e real estate, beni di consumo”. Inoltre, il piano industriale “si concentra sul rafforzamento del valore del marchio Pininfarina nei settori automotive e non automotive attraverso il branding e il co-branding di prodotti in pieno allineamento con il Dna del marchio Pininfarina”. Il piano finanziario del gruppo Pininfarina, aggiunge la societa’, “a seguito dell’accordo di ristrutturazione del debito, offre la possibilita’ ad alcune banche di un pieno e definitivo pagamento a saldo e stralcio a un valore scontato, mentre ad altre banche l’opportunita’ di dilazionare il loro credito attraverso un nuovo piano di ammortamento dal 2015 fino al 2025 e i loro crediti assicurati da una garanzia corporate emessa dall’investitore”. L’indebitamento finanziario delle banche creditrici “sara’ ripagato dal 2017, essendo il 2015 e 2016 due anni di grazia. Il tasso d’interesse rimarra’ invariato allo 0,25% su base annua”.

DNA RESTA ITALIANO  “Il dna della Pininfarina rimane italiano. Nel mondo globalizzato Pininfarina ha avuto le sue difficolta’. Questa operazione ci permette di pensare al futuro – afferma Paolo Pininfarina (foto), presidente dell’omonima azienda -. Sono sicuro che stiamo facendo la cosa giusta, che mio nonno, mio padre, che ha guidato l’azienda per 40 anni, mio fratello sarebbero con me e sarebbero orgogliosi dell’operazione”.

TUTELATI LAVORATORI “Gli attuali occupati restano. La migliore garanzia per l’occupazione e’ la capacita’ finanziaria di cui la societa’ si e’ dotata con questo accordo. Il piano industriale approvato prevede crescita e il futuro e’ quello di accrescere la prima riga del conto economico”, afferma l’ad di Pininfarina, Silvio Angori.

CROLLO IN BORSA  Pininfarina ritorna alle contrattazioni dopo l’annuncio della vendita del 76% agli indiani di Mahindra ma non riesce a far prezzo e finisce in asta di volatilita’ con un ribasso teorico del 60% a 1,7 euro. Il valore del titolo, pur essendo ben lontano dai 4,2 euro della chiusura di venerdi’, e’ comunque ancora sopra 1,1 euro, prezzo al quale verra’ lanciata un’Opa sul capitale restante.

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