Pd spaccato sulla Russia, Bettini attacca: “I riformisti ci portano verso posizioni di destra”

Goffredo Bettini

Goffredo Bettini

Il Partito Democratico torna a dividersi sulla politica estera. Stavolta a scatenare la bagarre è Goffredo Bettini, storico esponente della corrente di sinistra, che in un’intervista al Fatto Quotidiano attacca frontalmente l’area riformista accusandola di posizioni troppo aggressive verso la Russia. “È impossibile non fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici convinti che con Mosca si possa dialogare solo con le armi”, afferma Bettini, che pure riconosce alla segretaria Elly Schlein il merito di aver evitato “uno scivolamento rovinoso verso politiche di destra”. Parole che aprono una ferita profonda nel partito e rilanciano il tema del confronto interno, anche se Bettini esclude categoricamente l’ipotesi congresso.

La delegazione del Pd a Bruxelles, parte del gruppo socialista europeo, secondo Bettini “ha ottenuto risultati” ma si è scontrata con “un pluralismo interno troppo divaricante”. Una critica nemmeno tanto velata agli eurodeputati democratici che hanno votato in linea con le posizioni Ue di sostegno militare all’Ucraina. Per Bettini serve “un percorso vero programmatico”, non un congresso, ma un confronto capace di mettere ordine nelle anime del partito. L’obiettivo dichiarato è impedire che il Pd prosegua su una linea considerata eccessivamente atlantista e bellicista.

I riformisti insorgono: “Ci vuole epurare”

La reazione dei riformisti non si fa attendere. Giorgio Gori, eurodeputato ed esponente di spicco dell’area moderata, usa toni sarcastici: “La simpatica idea di Bettini è allontanare il Pd dalla matrice del socialismo europeo e somministrare olio di ricino a chi ha condiviso con coerenza le posizioni europee”. Secondo Gori, la proposta equivale a una “totale sovrapposizione coi Cinque Stelle ed epurazione di chi non ci sta”. Poi l’affondo finale: “Non vedo l’ora che inizi questo confronto rispettoso, schietto ma risolutivo”, chiosa con evidente ironia l’ex sindaco di Bergamo.

Ancora più duro il senatore Filippo Sensi, che non usa giri di parole: “Un importante dirigente del mio partito teorizza di trasformare il Pd, sul tema Ucraina, nella Lega o nei Cinque Stelle. In un partito di destra, più sensibile alle ragioni del Cremlino che di Kyiv. Non succederà”. Sensi respinge al mittente l’idea di una deriva pacifista che avvicinerebbe i democratici alle posizioni filorusse. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, è lapidaria: “Non so come possa Bettini pronunciare quelle parole e dirsi democratico”.

Orlando difende Bettini: “Non è lesa maestà, sono fatti”

Non mancano però le voci a difesa di Bettini. Il capogruppo in Regione Lazio Mario Ciarla nota come “qualsiasi riflessione seria sulla situazione internazionale, soprattutto quando rompe il silenzio sulla necessità di una iniziativa europea per la distensione e la pace, venga immediatamente distorta e trasformata in un caso politico interno”. Ma è soprattutto l’ex ministro Andrea Orlando a prendere le distanze dalle critiche più aspre. Per Orlando, le parole di Bettini non costituiscono “un delitto di lesa maestà ma una mera fotografia dei fatti”. Il dirigente ligure rilancia: “È urgente una discussione sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa”.

Lo scontro interno al Pd si consuma dunque ancora una volta sul terreno della politica estera, con la guerra in Ucraina che continua a dividere profondamente il partito. Da una parte i riformisti, convinti della necessità di sostenere militarmente Kiev e di mantenere la linea dura contro Mosca. Dall’altra la sinistra dem, che spinge per una soluzione diplomatica e critica quello che considera un eccesso di atlantismo. In mezzo Elly Schlein, chiamata a tenere insieme anime sempre più distanti. Il dibattito, promette Bettini, è solo all’inizio.