Venezi rompe il silenzio: “La Fenice in mano ai sindacati, è anarchia”

La direttrice d’orchestra attacca le organizzazioni sindacali veneziane

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Beatrice Venezi

Beatrice Venezi rompe il silenzio sul caso Fenice. Lo fa da Pisa, non da Venezia. Citando Vujadin Boškov — “la partita finisce quando l’arbitro fischia” — e pungolando le spillette della protesta: “Le avrei fatte più stilizzate, magari con uno Swarovski”. La direttrice d’orchestra lucchese, contestata dall’Orchestra e dal Coro del Teatro La Fenice dalla sua nomina a direttrice musicale stabile, ha parlato ieri alla presentazione della Carmen che dirigerà al Verdi.

Attacco frontale: “Un teatro finanziato con fondi pubblici in mano ai sindacati, contesto totalmente anarchico”. La mobilitazione va avanti dal 22 settembre. I musicisti veneziani protestano: curriculum inadeguato al prestigio dell’istituzione. Lei replica con ironia chirurgica: “Cos’è successo? Non me ne sono accorta”. Affondo: “La vicenda parla da sola. Gli italiani l’hanno capita”.

Danno d’immagine, Venezi punta il dito sull’estero

Venezi non risparmia bordate sul danno d’immagine alla Fenice. “All’estero si chiedono come sia possibile che un teatro, fondazione con fondi pubblici dello Stato, sia gestito dai sindacati”. Quadro impietoso: istituzione in ostaggio delle pressioni sindacali, incapace di governare le scelte artistiche. “Contesto totalmente anarchico”, ribadisce. La direttrice lucchese non nasconde la frustrazione. Carriera costruita prevalentemente all’estero. “Sono talmente raccomandata in Italia che lavoro solo fuori”, punzecchia sarcastica. Dopo il Sud America, torna in patria per brevi parentesi. Come questa Carmen pisana. Nulla più.

Sul podio del Verdi, nell’attesa della tempesta

Teatro Verdi, Venezi guida l’Orchestra da Camera Fiorentina. Due recite: 23 e 25 gennaio. Regia di Filippo Tonon. “Carmen seduce per precisione e lucidità”, spiega. “Ontologicamente libera, per questo spaventa”. Come lei stessa, viene da pensare. La tentazione di tornare sul caso Fenice resta forte. “Parlerò a tempo debito”, promette. “Molto da dire. Sarà divertente”. Le spillette della protesta potrebbero spuntare anche a Pisa. Maestranze in stato di agitazione alla prima. Tensione alta.

Pisa sì, Venezia no: la scelta di campo

“Mi concentro su questa Repubblica Marinara, non sull’altra”, taglia corto. Riferimento esplicito: Pisa, non Venezia. Poi la citazione di Boškov, allenatore serbo entrato nella storia della Sampdoria. Messaggio chiaro: la partita con i sindacati della Fenice non è chiusa. L’arbitro non ha fischiato. Dopo Pisa, Trieste. Ascesa e caduta della città di Mahagonny. Poi ancora oltreoceano: Montevideo per Carmen, Teatro Colón di Buenos Aires per inaugurare la stagione. Cavalleria rusticana e Pagliacci. L’Italia resta palcoscenico di passaggio. Il riconoscimento vero arriva da fuori. Paradosso amaro: forse questo è il vero danno d’immagine del sistema musicale italiano.