Valentino, l’addio romano in bianco assoluto. Il cordoglio delle istituzioni e il Made in Italy

La camera ardente nella Fondazione di piazza Mignanelli riflette eleganza e purezza

Valentino

Il bianco domina ovunque, come un desiderio estremo dello stilista. Nella camera ardente allestita a piazza Mignanelli, nel Palazzo PM23 della Fondazione Valentino-Giammetti, rose bianche segnano il percorso, una singola rosa candida riposa sulla bara di legno chiaro, un’installazione floreale sospesa scende dal soffitto sopra il feretro.

Valentino Garavani, icona della moda italiana, è morto a 93 anni: il suo ultimo saluto pubblico si consuma oggi, sobrio e raffinato, fedele al linguaggio visivo che ha segnato sei decenni di alta couture. Alle 11 la sala si è aperta al pubblico, resterà accessibile fino alle 18. Il feretro è arrivato questa mattina in piazza Mignanelli, accolto da un allestimento total white voluto dalla Fondazione. Pannelli candidi incorniciano la sala principale, la bara poggia su una pedana semplice, alle spalle una gigantografia dello stilista sorridente. Ai lati i familiari più stretti, a cominciare da Giancarlo Giammetti, compagno di vita e socio storico.

L’eredità raccolta da Alessandro Michele

Alessandro Michele, direttore creativo della maison, ha attraversato la camera ardente e ne è uscito con parole dense di rispetto. “È una grande perdita – ha detto – è stato un grande uomo, una persona straordinaria per i suoi cari e per tutti, un esempio di passione e amore. Un’eredità immensa da portare avanti”. Michele ha escluso ogni velleità di “sostituzione”: “Non mi sento di prendere il suo posto, lui è un padre fondatore, oramai mitologia pura”. Non ha mai lavorato direttamente con Valentino, ma lo ha incontrato in contesti mondani: “Mi è sempre sembrato delicatissimo, gentile, anche ironico”. Il dolore si mescola alla gioia di un esempio così luminoso: “È venuto da molto lontano e ha costruito qualcosa di immenso”.

Il cordoglio delle istituzioni e il Made in Italy

La ministra del Turismo Daniela Santanchè ha reso omaggio definendo Valentino “un grande italiano” che “ha reso la nostra nazione ancora più famosa nel mondo”. “Ha fatto del Made in Italy un’eccellenza”, ha aggiunto. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli, uscendo dalla sala, ha parlato di “giornata di raccoglimento e grande dispiacere”. Ha ricordato la mostra Venus, ora sospesa per il lutto: “Mi dispiace non aver potuto congratularmi con lui per questa esposizione magnifica”.Per Giuli la figura di Valentino trascende la moda: “Restiamo di fronte a un artista. La sua storia di successo, la sua grandezza resteranno nella storia dello stile italiano, della qualità, dell’eccellenza e della creatività”. Il lutto diventa occasione di riflessione: “Il genio italiano ha espresso un’enorme qualità con questa fondazione”. Sul futuro ha insistito: “È giusto che i giovani esprimano le loro capacità. Valentino insegna che la creatività italiana è unica e dobbiamo renderla praticabile alle nuove generazioni”.

Fiori bianchi, carlini e musica classica

All’esterno del palazzo il bianco regna sovrano: mazzi e corone rigorosamente candidi. Tra i tributi floreali spiccano quelli di Donatella Versace, del sindaco di Roma, dell’equipaggio della barca privata, del Policlinico Gemelli e del Teatro dell’Opera. Dentro, i due carlini amatissimi dallo stilista – portati da parenti – vegliano silenziosi accanto alla bara.La musica classica avvolge l’ambiente: otto brani scelti con cura, da Bach (Air sulla IV corda, Jesu Joy of Man’s Desiring, Preludio in Do maggiore) a Schubert (Ave Maria), Fauré (Pavane, In Paradisum dal Requiem), Mozart (Ave Verum Corpus, Adagio in Si minore). Sospesa sopra il feretro, un’installazione di fiori stabilizzati e di stoffa – papaveri, anemoni, camelie, rose avalanche, dahlie, delphinium, bouganville – crea una cascata delicata.Tra gli amici più intimi, Vernon Bruce Hoeksema, ex compagno, ha lasciato la sala visibilmente provato: “Sono devastato”, ha mormorato, scortato dai due carlini.

Un ultimo saluto fedele al suo stile

Tutto è bianco perché era uno dei colori prediletti di Valentino, spiegano dalla Fondazione. Sedie, pareti, pavimento, cornice della fotografia, decorazioni: un’uniformità candida che parla di eleganza estrema e di distacco sereno. La camera ardente diventa così l’ultima creazione dello stilista: un ambiente che riflette la purezza formale, la misura e la raffinatezza che hanno reso immortale il suo nome nel mondo. Un addio senza eccessi, come lui avrebbe voluto.