Federica Torzullo, 23 coltellate per non perdere il figlio: marito confessa il femminicidio
Claudio Carlomagno ammette l’omicidio della moglie e i tentativi di distruggere il cadavere
Federica Torzullo e il marito Claudio Carlomagno
Claudio Carlomagno ha confessato. Davanti al gip di Civitavecchia, dopo oltre sei ore di interrogatorio, l’uomo di 42 anni ha ammesso di aver ucciso la moglie Federica Torzullo, 38 anni, con 23 coltellate la mattina del 9 gennaio nella villetta di Anguillara Sabazia. Il movente: la paura di perdere l’affidamento del figlio piccolo nell’ambito della separazione in corso. Dopo il delitto ha tentato di bruciare il corpo e lo ha seppellito nel terreno della ditta di famiglia con una scavatrice. Il cadavere è stato ritrovato domenica 19 gennaio. La Procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, contesta femminicidio e occultamento di cadavere. L’ergastolo è lo scenario più probabile.
La dinamica del massacro
Il litigio è scoppiato alle 6.15, mentre Federica era in bagno. Secondo il racconto dell’indagato, ne è nata una colluttazione durata circa 45 minuti. La donna ha cercato di difendersi: lo confermano i segni sulle braccia rilevati dall’autopsia. Carlomagno ha afferrato un coltello da cucina e ha infierito con violenza estrema. Ventitré fendenti, molti dei quali dopo la morte. Il colpo mortale ha reciso la carotide sinistra. Altri hanno raggiunto addome e ventre. L’esame autoptico, condotto dalla dottoressa Benedetta Baldari con i consulenti di parte, ha descritto un’aggressione feroce e prolungata.
Tentativi disperati di cancellare le tracce
Subito dopo, l’uomo ha cercato di distruggere il cadavere. Ha tentato di dargli fuoco: sul volto, collo, braccia e parte alta del torace sono state rilevate ustioni compatibili con questa ipotesi. Poi ha caricato il corpo nudo su una scavatrice e lo ha trasportato vicino a un canneto, nell’area dell’azienda di movimento terra della famiglia. Qui ha scavato una buca e ha gettato il cadavere all’interno, provocandogli fratture da schiacciamento. Carlomagno sostiene di aver agito da solo. Ha inoltre usato il cellulare della moglie per inviare messaggi alla suocera, fingendo che Federica fosse ancora viva, prima di distruggerlo. Gli investigatori, sulla base delle sue indicazioni, stanno cercando l’arma e il telefono per chiudere il cerchio probatorio.
Il procuratore: “Non tutto convince”
La confessione è arrivata quando il quadro indiziario era già granitico. Una telecamera aveva immortalato Federica mentre rientrava a casa l’8 gennaio senza più uscirne. Le ricerche sono durate undici giorni. Eppure la Procura non considera la vicenda chiarita. “Non siamo completamente soddisfatti della ricostruzione fornita – ha dichiarato il procuratore Alberto Liguori –. Ci sono zone d’ombra su cui vogliamo fare luce”. Gli inquirenti non escludono complici nella fase di occultamento e valutano di riascoltare testimoni.
Un delitto che segna la comunità
Il legale di Carlomagno, l’avvocato Andrea Miroli, ha commentato con toni accorati: “Il mio assistito è consapevole della gravità del crimine. Si tratta di una tragedia evitabile. Carlomagno si sta risvegliando da un incubo e comprende di aver distrutto tre famiglie, sottraendo il figlio alla madre”.La nuova aggravante del femminicidio, introdotta a dicembre, rende la posizione dell’indagato ancora più pesante. La Procura procederà con l’incidente probatorio e valuterà ulteriori aggravanti. Anguillara resta sotto choc. Un bambino ha perso la madre in modo atroce. Un marito ha confessato un orrore che ha segnato per sempre la sua esistenza e quella di chi resta.
