Fine dei sorrisetti, l’Italia torna protagonista: ora l’Europa si decide da Roma

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Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

Il segnale è netto, chiaro, inequivocabile. E parte da Roma. Non da Berlino, non da Parigi, non da Bruxelles. Da Roma. Il vertice tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz a Palazzo Chigi non è un semplice incontro diplomatico: è un atto simbolico, carico di intenzione politica. È la dichiarazione che l’Italia non è più la comparsa silenziosa ai margini del palcoscenico europeo, ma una protagonista determinata a sedere al tavolo che conta.

C’è un tempo che non tornerà più: quello in cui Sarkozy e Merkel si scambiavano sorrisetti e sguardi complici, decidendo per tutti, mentre Roma annuiva in disparte, con la dignità ferita ma senza voce. Quell’epoca è finita. Oggi l’Italia non solo reclama il suo posto, ma lo occupa con autorevolezza. E lo fa insieme alla Germania, non come subalterna, ma come pari. Nasce così, o meglio rinasce, un asse Roma-Berlino che punta su concretezza, stabilità e autonomia strategica. Valori non declamati, ma praticati.

Meloni non usa giri di parole: “L’Europa deve decidere se essere protagonista del proprio destino o subirlo”. È una frase che suona come un monito, ma anche come un programma. Un invito a Bruxelles — e a chiunque ancora pensi che l’Unione debba muoversi all’unisono con gli umori di Washington — a ripensare il proprio ruolo nel mondo. L’asse italo-tedesco non cerca lo scontro con gli Stati Uniti, ma neppure accetta la subalternità. Vuole equilibrio. Vuole una voce europea libera, capace di decidere da sé, senza dover chiedere il permesso.

E perché no? Italia e Germania sono il cuore industriale del continente. Insieme producono, esportano, innovano. Insieme possono riequilibrare dinamiche troppo a lungo dominate da Parigi, offrendo all’Europa una bussola nuova, più realista, meno retorica. Un’Europa che non trema di fronte alle crisi, ma le affronta con unità e determinazione. Che difende i propri settori strategici, che non subisce in silenzio quando gli interessi transatlantici divergono dai suoi.

Certo, i dossier difficili restano. Le tensioni interne all’Unione non svaniscono con un solo incontro. Ma questa volta c’è qualcosa di diverso: una volontà politica esplicita, un cambio di passo. E parte da qui, dall’Italia. Roma non è più in seconda fila. È al centro del gioco. Dove deve stare.

L’Italia è tornata protagonista. E, questa volta, non ha intenzione di scendere dal palco.