Abbandono di minori, la procura di Roma archivia l’inchiesta: Totti e Bocchi non rispondono di nulla
Il giudice per le indagini preliminari accoglie la richiesta dei magistrati: quella sera di fine maggio tre bambini erano soli in casa, ma al sicuro e affidati a una figura adulta di riferimento.
Francesco Totti e Noemi Bocchi
Il giudice per le indagini preliminari di Roma ha archiviato l’inchiesta a carico di Francesco Totti, della sua compagna Noemi Bocchi e della collaboratrice domestica Mandita Cocos, accusati a vario titolo di abbandono di minori. La decisione, attesa dopo l’udienza di opposizione, accoglie integralmente la richiesta avanzata dalla procura capitolina e chiude un fascicolo che aveva tenuto banco per quasi due anni, alimentando una delle vicende private più seguite dalla cronaca nazionale.
Il procedimento traeva origine da una denuncia presentata da Ilary Blasi, ex moglie dell’ex calciatore. Era la sera del 26 maggio 2023. La conduttrice televisiva si trovava a Francoforte quando, telefonando alla figlia minore, apprendeva che la bambina si trovava da sola nell’abitazione del padre, insieme ai due figli minori della Bocchi. La notizia provocava l’intervento delle forze dell’ordine e, in seguito, la formalizzazione della querela.
La ricostruzione dei fatti secondo il gip
Le indagini, che hanno incluso l’analisi dei tabulati telefonici di tutti i protagonisti della vicenda, hanno restituito un quadro sostanzialmente diverso da quello tratteggiato nell’atto di denuncia. All’arrivo degli agenti, i bambini erano stati affidati alla signora Cocos, moglie del portiere dello stabile, figura indicata da Totti come persona di fiducia. La donna, al momento della telefonata, stava stirando al piano superiore e dormiva — secondo una prima ricostruzione poi precisata nel corso degli interrogatori. La stessa Cocos ha dichiarato agli inquirenti di occuparsi saltuariamente della prole di entrambi i genitori e di essere stata allertata a intervenire in caso di necessità.
Il pubblico ministero ha dunque chiesto l’archiviazione adducendo due argomenti principali: la figlia minore di Totti era in possesso di un telefono cellulare, con il quale avrebbe potuto contattare il padre in qualsiasi momento; la Cocos, abitando nel medesimo edificio, era in condizione di salire immediatamente qualora la situazione lo avesse richiesto. L’opposizione presentata dai legali della Blasi non ha modificato il giudizio del gip, che ha sciolto la riserva confermando l’impostazione accusatoria.
Le parole del decreto: nessun pericolo, neppure teorico
Il decreto di archiviazione è netto nella sua formulazione. “Non si può tacere”, scrive il giudice, “che la sera dei fatti i minori di cui si discute versavano al di fuori di qualsiasi pericolo, invero anche solo potenziale o teorico, per la propria incolumità”. I tre bambini, precisa il testo, avevano cenato, raggiunto i rispettivi letti e si trovavano in un’abitazione “del tutto agibile ed in buone condizioni, con le utenze attive”. La presenza adulta — la Cocos — era stata predisposta o quanto meno resa disponibile a intervenire.
Il gip aggiunge che i minori erano “in salute e provvisti di cibo e di denaro, al di fuori di alcuno stato di isolamento ed abbandono”. La formulazione è volutamente esaustiva: il giudice intende escludere non soltanto la rilevanza penale del fatto, ma anche la sua rilevanza sotto il profilo del rischio concreto. La tesi secondo cui Totti e la Bocchi avrebbero “esposto a un pericolo, anche solo potenziale” i figli quella sera è definita non provata e non provabile sulla base degli elementi raccolti dall’accusa.
Le reazioni dei legali: soddisfazione e dissenso
Le posizioni degli avvocati divergono con la nettezza che ci si attende da chi ha combattuto su fronti opposti. Gli avvocati Gianluca Tognozzi e Antonio Conte, difensori di Totti, si dichiarano pienamente soddisfatti: la decisione del gip, affermano, è coerente con quanto la procura stessa aveva sollecitato e rispecchia una lettura corretta degli atti. Nessuna concessione alla retorica, nessun commento sulle circostanze personali della vicenda.
Sul fronte opposto, l’avvocato Fabio Lattanzi, legale di Ilary Blasi, non nasconde la propria contrarietà. “Una decisione che non capisco e non condivido”, ha dichiarato, contestando tanto l’argomentazione giuridica quanto la ricostruzione del fatto. Lattanzi ha annunciato che valuterà con la propria assistita le eventuali azioni conseguenti e ha sollevato una questione che trascende il merito tecnico: “Mi chiedo — ha detto — se l’indagato non fosse stato Totti cosa sarebbe accaduto”. Una domanda che introduce una variabile difficilmente misurabile ma politicamente non irrilevante: il peso del nome, e della notorietà, sull’esercizio della giustizia ordinaria.
Resta, al netto delle polemiche e delle dichiarazioni di rito, un provvedimento giudiziario che chiude un capitolo. Quel che le carte non sciolgono — e non potrebbero farlo — è la frattura umana che ha reso necessario, agli occhi di una madre, trasformare una telefonata da Francoforte in un atto penale.
