Urbano Cairo parla per primo, con il tono di chi ha già metabolizzato la sconfitta ma non il disorientamento. La scenografia è quella del Grande Torino, la circostanza è la presentazione di Roberto D’Aversa, quarto allenatore dell’era Cairo dopo Ventura, Mihajlovic, Mazzarri, Longo, Giampaolo, Nicola, Juric e il breve interregno di Baroni. Accanto a lui, il nuovo tecnico e il direttore sportivo Gianluca Petrachi. Una foto di gruppo che suona come un’estrema ratio.
Il presidente e l’assunzione di responsabilità
“Massimamente dispiaciuto”, scandisce Cairo. Le parole non sono mai banali in questi frangenti, ma il senso è chiaro: il bilancio è negativo, l’ambiente è pesante, le prospettive di inizio stagione sono state tradite. Il riferimento al percorso di D’Aversa a Parma è un modo per ancorare la scelta a un progetto tecnico riconoscibile. Ma è l’ultima frase a pesare di più: “La responsabilità è fondamentale e me la assumo tutta”. Una dichiarazione che suona come un viatico, ma anche come un monito allo spogliatoio. Perché se il presidente paga per primo, poi tocca alla squadra.
D’Aversa: entusiasmo e realismo tattico
D’Aversa prende la parola con la schiena dritta. “Non mi era mai successo di stare a casa così tanto tempo”, confessa. E in questa pausa forzata c’è la misura della fame che si porta dietro. “Se a quattro mesi dalla fine ti chiama il Toro, rispondi presente”. Il suo discorso è una sintesi di pragmatismo e ambizione. Riconosce che il valore della rosa non merita la classifica, ma subito dopo mette in guardia: “Siamo a +3 dalla zona retrocessione, serve realismo. L’errore sarebbe pensare di non essere risucchiati”.
Sul piano tecnico, il suo intervento è una lezione di essenzialità. I numeri dicono 46 gol subiti e 23 realizzati. “La differenza reti corrisponde alla posizione di classifica: o migliori i gol subiti o quelli fatti”, sintetizza. E sul modulo, la risposta è secca: “Qui ci sono tanti difensori centrali e due soli terzini di ruolo. La disposizione più consona è partire a tre, ma non è il modulo che ti fa subire meno gol, è l’atteggiamento”.
La missione: risalire senza illusioni
La conferenza si chiude con una sensazione di lucidità. D’Aversa non promette miracoli, chiede atteggiamento. Cairo non nasconde le difficoltà, si assume il peso della gestione. Il Toro riparte da qui, dalla consapevolezza che il tempo per le alchimie tattiche è scaduto. Le prossime quattro gare diranno se questa scelta, così tardiva eppure così netta, potrà davvero invertire una rotta che sembrava segnata.